Storia dell'Abbazia di Farfa
History of The Abbey of Farfa

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L'Abbazia di Farfa

Abbazia di Farfa

"Iste est quem tibi promiseram locus"
"Questo è il luogo che ti avevo promesso" Parole rivolte dalla Madonna a S. Tommaso di Moriana, restauratore di Farfa, per indicargli il luogo dove erano le rovine dell'Abbazia distrutta, ricostruita poi dal santo: è il luogo dell'attuale monastero


La fondazione di Farfa risale presumibilmente intorno al 560-570 d. C. da parte di San Lorenzo Siro, giunto appunto dalla Siria assieme a sua sorella Susanna per fare apostolato in Sabina dove sarebbe stato eletto vescovo; ma egli stesso lascerà presto questo incarico per divenire monaco e si dedicherà alla fondazione di questo luogo ricco di spiritualità, contraddistinto da tre cipressi di grande altezza.


Al momento della morte di San Lorenzo, avvenuta verso la fine del VI secolo, il monastero ebbe a soffrire la completa devastazione e l'abbandono per il sopraggiungere dei Longobardi, ma San Tommaso da Moriana, monaco proveniente dalla Savoia, a seguito di una visione della Madonna avvenuta presso Gerusalemme, come attesta la tradizione, riuscì a ritrovare i resti del luogo a lei dedicato, contrassegnato dagli stessi tre cipressi. Finalmente l'antica chiesa, ormai in rovina, ebbe nuova vita nel 680, sotto la protezione del duca di Spoleto Faroaldo II, il quale offrì terreni e fabbricati.


È proprio grazie a San Tommaso che a Farfa si iniziò un periodo di profonda ripresa: oltre alla bonifica dei terreni, il patrimonio abbaziale si allargò in maniera talmente considerevole al punto che papi, duchi, re e gastaldi elargirono grandi esenzioni e privilegi, sì che Farfa divenne in poco tempo un'entità economicamente e politicamente potente.


San Tommaso morì nel 720, dopo quarant'anni di reggenza del monastero farfense e proprio qui fu sepolto.


Nel 774, al momento in cui si inasprirono le tensioni tra franchi e longobardi, l'abate di origini sabine Probato cercò in ogni modo di smussarne i contrasti ponendosi come mediatore tra Carlo Magno e Desiderio ma, vista l'ostinazione del re longobardo, Farfa appoggiò il sovrano carolingio, il quale, al momento della vittoria, pose lo stesso monastero sotto la sua speciale protezione concedendogli due diplomi di immunità e rendendolo esente da qualsiasi giurisdizione, tanto civile quanto religiosa.


Lo stesso Carlo Magno nell'Ottocento, tra il 22 e il 23 novembre sostò in monastero durante il suo viaggio verso Roma, lasciando come donazione un cofanetto d'oro adornato con pietre preziose, scomparso poi nel corso del tempo.


Nell'anno 822, durante l'abbaziato di Ingoaldo, il monastero, dichiarato nel frattempo abbazia imperiale, possedeva per esercitare il commercio una nave esentata dai dazi dei porti dell'impero carolingio oltre che ovviamente vasti possedimenti tra cui Palazzo Madama, oggi sede del Senato della Repubblica Italiana, i territori dell'Ascolano, del Fermano, della Marsica, dell'odierno Aquilano, della Tuscia, del Ternano, della valle del Turano, del Chietino, i territori di Spoleto e di Assisi e persino città nei pressi di Pavia.


Ma la prosperità raggiunta in questo periodo da Farfa fu nuovamente minacciata a causa dell'incursione dei saraceni, che dalla Sicilia si sparsero per tutta l'Italia.


Il monastero di Farfa riuscì a resistere per sette lunghi anni all'assedio ma poi, inevitabilmente, dovette cedere. I monaci infatti, una volta abbandonato il luogo, nell'anno 898 si rifugiarono in tre rispettive città: Roma, Rieti e il territorio di Fermo.


I Saraceni però rimasero talmente impressionati dalla bellezza e dall'imponenza del monastero che non osarono distruggere i fabbricati, ma ne fecero il loro quartier generale.


Quando i Saraceni abbandonarono il luogo, sopraggiunsero dei manigoldi il cui intento principale era quello di fare bottino ma, spaventati da alcuni rumori improvvisi, appiccarono un incendio per poi fuggire.


Vinti presso il fiume Garigliano nel 915 i Saraceni abbandonarono l'Italia e, di conseguenza, i dispersi monaci farfensi poterono tornare al loro monastero; ma non tornò l'abate Pietro, poiché morì nelle Marche nel 919.


Il successore, l'abate Ratfredo, con un governo energico e al tempo stesso saggio, poté nuovamente ristabilire la disciplina monastica, ricostruire gli edifici distrutti e recuperare il patrimonio abbaziale. Morì nel 936.


Farfa attraversò per sessant'anni un profondo periodo di decadenza poiché del resto anche la Chiesa versava in tristissime condizioni sia in ambito materiale che spirituale; ma, trascorso questo lasso di tempo, grazie all'intervento tempestivo dell'abate Ugo I, il monastero farfense poté sorgere a nuova vita. Egli, infatti, riuscì a rinvigorire lo spirito monastico, ristabilire la disciplina e far rifiorire Farfa anche materialmente: essa, infatti, era un piccolo stato con il suo esercito e i suoi servi, aveva persino scuole, officine, ospizi per i pellegrini e la sua farmacia, i cui prodotti venivano distribuiti gratuitamente ai meno abbienti. Tutto ciò, grazie alla riforma cluniacense, movimento che dapprima rinnovò l'ordine benedettino e poi si estese a tutta la Chiesa cattolica. Esso ebbe la sua origine nell'abbazia benedettina di Cluny, in Borgogna, il cui abate di quel tempo fu Sant'Odilone.


È proprio quest'ultimo, infatti, che riuscì a convincere l'abate Ugo I ad introdurre anche a Farfa le consuetudini cluniacensi da cui sortirono memorabili effetti.


Ugo morì nel 1038 e la sua scomparsa comportò un enorme periodo di vuoto per Farfa; infatti soltanto nove anni dopo, nel 1047, si ebbe un degno continuatore: Berardo I, già suo discepolo.


Nel periodo della lotta per le investiture egli fu costretto dalle particolari condizioni del monastero farfense a schierarsi con l'imperatore Enrico IV, suscitando aspri rimproveri da parte di Papa Gregorio VII. Tale conflitto terminò con la stipula del concordato di Worms, avvenuta nel 1122; Farfa, di conseguenza, non fu più posta sotto la tutela imperiale, ma sotto quella pontificia. Le sue condizioni però non migliorarono, nonostante i vari interventi dei Papi e dei Concili, finché, nella speranza di arginare tale periodo di declino, si giunse alla Commenda che costituì una misura davvero drastica e che, allo stesso tempo, non apportò grandi benefici.


Durante il periodo di reggenza in Abbazia, l'abate Berardo accolse in monastero Gregorio da Catino il quale lo iniziò verso studi sacri e profani. Quest'ultimo si dedicò con grande interesse allo studio della storia di Farfa, il cui archivio gli offriva abbondante materiale; si impegnò proficuamente nel trascrivere le bolle papali, i diplomi imperiali e gli atti di donazione. Monumento imperituro della sua operosità rimangono il Regesto di Farfa, il Chronicon, il Liber Largitorius e il Floriger.


A Farfa tra i più conosciuti abati commendatari fu il cardinal Francesco Carbone Tomacelli, nipote di Papa Bonifacio IX. A lui si deve un tentativo di riforma con l'introduzione di un gruppo di monaci teutonici provenienti da Subiaco, dove avevano ottenuto ottimi risultati.


Gli Orsini ebbero la Commenda farfense fino agli inizi del '500. La loro memoria resta ancora oggi nell'odierna Basilica da essi edificata nel 1494 e consacrata il 25 marzo 1496.


Sotto Giulio II e Leone X la Commenda farfense passò in mano alla famiglia Della Rovere, per poi tornare ben presto agli Orsini e successivamente ai Farnese.


Sotto il cardinale Alessandro Farnese il monastero fu aggregato alla Congregazione Cassinese nel 1567. Purtroppo la Commenda non fu abolita completamente; il cardinal Farnese, infatti, mantenne la giurisdizione civile e religiosa, pur concedendo ai monaci piena autonomia sotto il governo dell'abate claustrale.


Nel 1798 sopraggiunse la soppressione napoleonica e nel 1861 quella italiana (legge Pepoli) a dare l'ennesimo colpo di grazia. I beni ancora rimasti passarono al demanio e il borgo assieme ad una parte del monastero furono venduti a privati cittadini. Alcuni monaci rimasero in qualità di custodi.


Il Conte di Misurata Giuseppe Volpi (1877-1947) cedette ai monaci la parte del monastero ed un terreno in suo possesso. La restante parte del monastero rimase patrimonio del F.E.C. (Fondo Edifici di Culto) presso il Ministero dell'Interno.


Dal 1895 al 1912 il Beato Placido Riccardi fu nominato rettore della Basilica di Farfa; egli morì nel 1915 e fu beatificato da Pio XII il 5 dicembre 1954.


Nel 1920 un gruppo di monaci dell'Abbazia di S. Paolo Fuori le Mura inviati dall'Abate (poi Cardinale) Alfredo Ildefonso Schuster (deceduto nel 1954 e beatificato da Giovanni Paolo II nel 1996) ripopolò il monastero di Farfa che al giorno d'oggi, dopo essere stata casa dipendente, è monastero sui juris governato dal Priore conventuale.


L'Abbazia di Farfa fu dichiarata monumento nazionale nel 1928.

The Abbey of Farfa

Abbazia di Farfa

St. Lawrence Siro is considered the first founder of Farfa. After arriving in Italy from Syria with a group of monks, he settled first near Spoleto and then moved onto Sabina preaching the Gospel and performing numerous miracles. Torwards the end of his I if e he decided to settle in the valley of the river Farfa and on Mount Acuziano, not far from the ruins of a Roman villa where he started building the Abbey and its Sanctuary and then lived the rest of his life in peace. This first foundation took place around the middle of the 6th century. Soon after it was devastated by the Lombards and the place was abandoned. Torwards the end of the 7th century St.

Thomas da Moriana of Savoia, on his way back from a pilgrimage to the Holy Land, stopped at the foot of Mount Acuziano and after finding the ruins of the old monastery he managed to rebuild it and recuperate the land around it with the support of the Duke of Spoleto. In 705, Pope John XII approved the new monastic structure. From then on Farfa flourished thanks to donations, privileges and exemptions, becoming very powerful Thomas died in 720 and was buried there. The Abbey administration was handed over to highly capable men, who were both worthy and saintly, and who administered the heritage wisely having a vast political experience, so that the Abbey continued to prosper. In this period, one of the important leaders was Abbot Alan, of French origin, the Abbot Probate, who extended the water piping three kilometres longer making it more efficient, and the Abbot Sicardo, who came from a noble family related to the Carolingian Emperors. He had the Carolingian Cathedral built, as well as the Saviour's Oratory. At the end of the 9th century, the Abbey was repeatedly threatened by attacks from Saracens and finally, in 898, after battles lasting seven years, the monks left the monastery and took refuge in Rome, Rieti and Fermo.

The Saracens did not destroy the buildings but used them as their headquarters. When they left, the monastery remained abandoned and was occupied by thieves and delinquents who caused a fire which destroyed almost everything. After the year 915, when the Saracens left Italy, the monks returned to the Abbey and, led by Abbot Ratfredo, who died in 936, built it up again and made it flourish.

There followed seven years of bad administration and discipline because the Abbey's prestige was gained unlawfully. At last in 997, Ugo became Abbot at the age of twenty-five and started to work laboriously, and because even the most important monasteries were in disastrous conditions, Ugo great initiative for reform in order to gain monastic power all over Europe.

S. Odilon, the Abbot in the French monastery, convinced Ugo to introduce reforms also in Farfa. Soon, Farfa flourished again and its patrimony increased considerably even in Abruzzi, Umbria and Marche thus transforming the monastery into a small state with its own army, servants and employees; it had a school, workshops, hostels for pilgrims and a pharmacy. The Abbey building itself gained splendour to the extent that Ugo was able to host Pope Silvestro II, the Emperor Ottone III and Odilone in 999; Henry II in 1022, all in a dignified way Then in 1038, Ugo died. One of his disciples, Berardo, succeeded him as Abbot in 1047. He carried on the work started by Ugo; he battled against Lords and vassals for a number of possessions in the area. Pope Nicholas I visited Farfa twice to re-consecrate the cathedral, in 1059 and 1060. That was the most splendid period for the monastery which hosted within its walls the Abbot Desiderio of Montecassino, St. Pier Damiani and the monk Ildebrando who was to become Pope Gregory VII. Even the Empress Agnes, mother of Henry IV, visited the Abbey in 1072.

The Abbot Berardo, in the struggle between the Church and the Empire, had to join forces with the Emperor, and it was only in 1089, just before he died, that he swore loyalty to the Pope in the presence of his monks. During that period a young man from a nearby town came to the monastery and began his studies, both sacred and profane. He began to narrate the history of the monastery by examining the vast material he found kept in the monastery's records: Papal seals, Imperial diplomas and donation documents. In a period of fifty years, Gregory da Catino of Farfa (1062-1133) wrote several works: the Regesto of Farfa, the Chronicon, the Largitory and the Floriger; which preserved records of events concerning Farfa, the Church and the Empire for future generations. Today part of these writings are kept in the Vatican, at the National Gallery in Rome but some have been lost.

The continuous struggles between the Church and the Empire put a heavy strain on the Abbey due to attacks by lords from Rome and Sabina on Farfa and this eventually weakened it, together with the undisciplined monastic behaviour and the mismanagement of the Abbots; all that contributed to Farfa's definite decline. Despite the Council of Worms in 1122, which settled the dispute between the Pope and the Empire, and although Farfa was taken over by the Papal authority, things did not improve. In order to put a stop to the decline, which involved almost all the great Abbeys, the Pope came up with the idea of a "COMMEND" . This meant choosing Commendatory Abbots, outsiders who were unaware of monastic rules and were not elected by monks; they were, very often, only interested in the income of the Abbey and in their own profits.

As time went on this "COMMEND" was passed on to the other members of the family, who thus inherited the Abbey's patrimony. Farfa had a series of Abbots; the first being the Cardinal Carbone Tomacelli, Pope Bonifacio IX's nephew (1400); who let a group of Teutonic monks enter Farfa that stayed until 1567. There followed the Orsini staying up to early '500 and their memory lies in the present cathedral built and consecrated by them in 1494. Then came the Della Rovere, but the Orsini came back and stayed until 1542; finally it was taken over by the Farnese family. Under the management of Cardinal Alexander Farnese, the monastery joined the Montecassino Congregation (1567). During the next two centuries, in spite of some restorations and new constructions, Farfa lost all importance. Soon after, Napoleon's suppression came in 1798 followed by the Italian one in 1861 the results being that part of the possessions were sold to private citizens. The inheritors of the last owner, Count Volpi, gave the part of the monastery owned by them and some land around it to the monks. In 1920, a group of monks from St. Paul's Outside the Walls in Rome, sent by Abbot Schuster, who later became cardinal and was beatified in 1996, went to live in the old Abbey. In 1928, Farfa became a national monument but only much later did restructuring work to the building take place.

DESCRIPTION OF THE MONUMENTS

There is a great arch over the entrance of the Cathedral The Romanesque portal is ornated with magnificent floral freizes; from this we can see the façade, recently restored and divided by pillars connected on three sides to the internal nave with three doors, the middle one being surmounted with a lunette representing Virgin and Child. As we enter the Cathedral we find an enormous hall of the Renaissance period which also includes several chapels: the Crucifix Chapel, where the ancient and much venerated image of the Madonna of Farfa is kept; the Angel chapel, where we can see the baptistry. All the walls of the Cathedral are richly decorated; on the interior wall of the façade we find the Last Judgement, an oil fresco dating back to 1571. Some parts of the Cathedral and some of the monastery buildings conceal the ruins of the ancient 9th century Carolingian Church. During floor renovations, in 1959, several fragments of precious mosaics were found as well as a small altar with the figure of an abbot. In 1961, during excavations to explore the Carolingian apse, a magnificent 1st or 2nd century D.C. Romanesque sarcophagus appeared, decorated with battle scenes. In the exterior part we can see the late 16th century large cloister. A portal leads into the library, which stores several codes and old books saved during the chaotic period when much of the vast literary patrimony was lost. Some rooms have been made into museums and the entrance is from the cioister. The belfry belongs to the original Carolingian buildings. Inside, at the lower end, Abbot Sicardo had an oratory built.

L'Abbaye de Farfa

Abbazia di Farfa

L'abbaye de Farfa est un des monuments les plus céleèbres du moyen-âge europeen; Charlemagne lui accorda sa protection et, à l'époque de sasplendeur, elle possedait une grande partie de l 'italie centrale. L'origine de l'abbaye est encore incertaine, même si les fouilles archéologiquesles plus récentes menées par le professeur David Whitehouse, directeur de laBritish school de Rome, ont confirmé l'existence d'une construction romaine sous l'actuelle abbaye.

L'indentification presque certaine de Lorenzo siro avec l'évêque de Forum Novum (vescovio) en 554 prouverait la création au Vième siècle d'un foyer de ferveur et de richesse.A l'époque de l'invasion lombarde, existaient une basilique et quelques bâtiments monastiques.Selon une légende, durant les vingt dernières années du VIème siècle, une apparition de la Vierge poussa Tommaso di Moriana(morienna) à chercher en Sabine, sur une coline du nom d'Acuziano, les restes d'une basilique qui lui était dédiée, il reconstruisit l'oeuvre de l'évêque Siro et procéda à une nouvelle fondation de la communauté. Durant les premières années du VIIIème siècle, le monastère fut pris sous la protection du Duc de Spolète FaroaldoII. Grâce aux dons du Duc, Farfa devient un petit état autonome entre les biens du Saint père et de le Duché lombard.En 774, l'abbé Sabino probato, gouverneur de l'abbaye, changea a profondément de ligne politique en se rangeant dans le camp des Francs.Et donc de la papauté, dans la guerre entre Lombards et Francs.

L'année suivante, Charlemagne accordait à Farfa le privilège d'autonomie par rapport à tout pouvior civil ou religieux:: d'où sa splendeur, sa richesse. Farfa était ainsi une abbaye imperiale, libérée du contrôle pontifical, mais très prochedu Saint siège. Elle devient en quelques décennies un des centres les plus connus et les plus prestigieux de l'Europe médiévale; Charlemangne lui-même, quelques semaines avant d'être couronné au capitale, visita l'abbaye et s'y arrêta. Pour comprendre l'importance économique de Farfa, il suiffit de penser qu'au cours de la troisième decennie du IXème siècle, à l'époque de l'abbé Ingoaldo, elle possédait un navire de commerce exempté de droits dans les ports de l'empire caroliingien.C'est également à cette époque que remonte l'extension maximum du monastère.

L'église principale,dediée à la Vierge, s'enrichit d'une seconde abside, dediée au Sauveur, avec un ciboire entièrement en onix et flanquée de deux tours.Il y avait, entre autres, dans le trésor abbatial un petit coffre en or très pur décoré de pierreries (don de Charlemagne), une croix en or avec des pierres précieuses de plus d'un mètre de long, deux croix en or contenant des reliques de la croix, quartoze calices en argent, deux couronnes en or et quatre sceaux en or. La décadence de l'empire carolingien et l'invasion des Sarrassins furent fatals à l'abbaye.

L'abbé Pierre I résista sept ans avec ses milices et, à la fin, après avoir divisé moines et trésor en trois groupes, il abandonna Farfa.

Le premier des trois grpupes fonda Santa Vittoria di Matenato dans les Marches, le second fut masscré à Rieti par les Sarrasins et le troisième, qui s'était réfugié à Rome, revient à Faefa, une fois le danger passé, sous la direction de Ratfredo qui devient abbé et qui compléta l'église en 913.Ce ne fut cependant qu'un feu de paille, car, sans la protection imperiale, l'unité territoriale se relâcha.Quelques familles romaine (Crescenzi-Ottaviani et Stefaniani) s'installèrent sur de nombreux territoires de l'abbaye dont ils devinrent les patrons de fait, la décandence fut telle qu'il y eut en même temps trois abbés en désaccord l'un avec l'autre . Farfa se reprit une dernière fois grâce à l'abbé Ugo I (997-1038), et ce n'est pas un hasard si au même moment, la dynastie des Othons entreprenait de renflouer l'empire.En 999, fut introduite la réforme née à Cluny.Avec Berardo I, Farfa retrouve sa qualité d'abbeye imperiale et, dans la querellle des investiteures, elle se range contre les papes aux côtés d'Henri IV, ce qui entrainera qu'en 1097, pour des raisons de sécurité, les moines décideront de transférer l'ensemble abbatial sur le mont Acuziano situé au-dessus, et où l'on peut encore voir aujourd'hui les ruines imposantes de cette oeuvre qui ne fut jamais achevée.Les proprietés de l'abbeye pendant cette période sont immenses, on peut lire sur un document de 1118: l'empereur Henri V confirme à nouveau l'appartenance à l'abbaye des zones de S.Eustachio et palazzo Madama à Rome, Viterbe, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spolèto, Assise, Pérouse, Todi, Pise, Sienne, Camerino, Fermo, Ascoli, Sengallia, Osmino, Chieti, Tivoli, le teritoire de L'Aquila, le Molise, le port de Civitavecchia et la moitié de la ville. Mais la décandence définitive viendra bientôt : le concordat de Worms (1122) marquera en fait le passage du monastère à l'autorité pontificale. Avec l'abbé Adenolfo, c'est la sujétion totale qui fut sanctionnée. Un sentiment pro-imperial enflamma les esprits lors du passage de Frederic Barberousse en 1155.

La décandence économique et la crise monastique aggravèrent de façon irreparable la situation de l'abbaye et, vers le milieu du XIVème siècle, on en arrivera à l'interdiction et a l'excommunication de l'abbé parce qu'il n'avait payé la dîme à la chambre Apostolique . Le premier abbé commendataire fut, au début du XVème siècle, Carbone Tomacelli, cardinale neuveu de Boniface IX.On retrouva certes pas le prestige des années passées, mais , dans certains cas, les familles nobles qui reçurent le monastère en commende y apportèrent des améliorations. Les Orsini, dans la deuxième moitié du XVème siècle, construisirent l'eglise actuelle qui fut consacrée en 1496; les Barberini organisèrent et agrandirent le bourg, qui servait surtout pour les deux grandes foires du 25 mars et du 8 septembre, à l'occasion des fêtes de l'Annonciation et de la naissance de la Vierge à laquelle est dédiée l'abbaye. En 1798 ,Farfa fut sacagée par les Français et en 1861, l'état italien la confisqua. Depuis 1921,l'abbaye appartient à la communauté benedictine de S.Paul-hors les-murs.

Depuis quelques années,la British school de Rome , dont nous avons parlé précédement, dirige à l'interieur de l'ensemble abatial des fouilles qui sont en train de se révéler d'une importance fondamentale, car elles permettent de mieux connaître l'histoire médievale de l'abbaye.Occupons-nous maintenant de l'aspect architectural tel qu'il apparait au visiteur.A travers un portail roman du XIVème siècle (avec des adjonctions gothiques), on pénètre dans une coure au fond de laquelle se trouve l'eglise abatiale consacrée à la Vierge et qui remonte à la deuxième moitiée du XVème siècle . Anoter, dans la lunette audessus du portail roman,une fresque du XVème siècle. On peut distinguer dans les murs de l'eglise des fragments de sacrophages paléochrétien.L'interieur de la baselique est composé de trois nefs divivées par deux rangées d'élégantes colonnes ioniques; sur le mur du fond, une grande fresque peinte à l'huile représentant le jugement universel peint en 1561 par le peintre Flamant Henrik van der Broek. Des fresques du XVIème siècle represantant des Histoires de la Vierge,des Saints et des Histoires bibliques décorent l'abside et les nefs latérales;à signaler dans la première chapelle est,une Crucifixion (copie d'après Francesco Trevisani), dans la seconde une Vierge à l'enfant avec deux Nanges appélée la Madonna de Farfa , un tableau du XVIIIème siècle objet de vénération et recouvert (au XIXème siècle) d'une feuille de cuivre repoussé qui ne laisse voir que les visages. Près de la porte de la baselique, dans le transept et dans l'abside, d'intéressants vestiges ont été mis au jour ; un autel d'époque Carolingienne et un morceau de fresque avec un portait d'abbé (soi-disant Arcosolio di Altperto) que le professeur Whitehouse, en lisant attentivement ce qui resteedu texte, a récemment indentifié avec S. Lorenzo Siro. Orazio Gentileschi et ses élèves ont travaillé dans les trois chapelles de la nef de gauche.Les trois tableaux representant S. Usule (1ère chapelle),la Vierge à l'enfant (2ème chapelle) et la crucifixion de S.Pierre (eème chapelle), sont en fait du maître tandis que les fresques qui décorent l'interieur des chapelles et qui répresentent des épisodes de l'histoire sainte des élèves. Dans le transept, on peut voir en partie le sol d'origine de la 1ère moitié du IXème siècle .Dans la chapelle de gauche du transpt, se detachent les portraits sévères des fondateurs de l'abbaye de Farfa : San Tommaso di Morienna et San. Lorenzo Siro. Il faut observer attentivement au plafond du transept et dans le choeur les surprenants grotesques (dans un lieu saint ) de l'école des Zuccari. Le choeur de l'abside, en bois, est du début du XVIIème.

Avant de quitter l'église. il faut lever les yeux et admirer le plafond à caisson datant de 1494 et portant les armes des Orsini dans un panneau au centre de la nef.Il faut également visiter la cripte de forme semian ulaire du VII-VIIIème siècles, à l'entrée de laquelle se trouve un magnifique Sacrophage romain (fin du IIème siècle ) avec des scènes de bataille entre Romains etBarbares, et le clocher (IX-XIIIème siècles) ; dans une pièce carrée à la base de ce dernier, on peut noter, malgré leur mauvais état, de très interessantes fresques de l'école romaine du milieu du XIème siècles, representant des Histoires Bibliques et l'Ascension, et dans une des pièces superieures, quelques Prophètes du XVème siècles peints sur un intrados.

On peut terminer la visite de l'abbaye en demandant à être accompagnésau petit cloitre lombard (qui posséde un fenêtre jumélée romane du XIIIème siècle) et au grand cloitre qui date de la deuxième moitié du XVIIème siècle et où sont rassemblées des sculptures et des épigraphes romaines; on passe ensuite, par un portailen pointes de diamant , à l'actuelle bibliothèque qui possède plus de 35.000 livres et où sont conservés quelques codes de grande valeur. Nous ne pouvons quitter ce lieu réservé aux benedictains sans nous souvenir de l'ancienne bibliothèque et son prestigieux scriptorium. De la première nous pouvons affirmer qu'au temps de sa splendeur (à la fin du XIème siècle), elle fut une des bibliothèques les plus riches d'Europe; et du deuxième, qu'il eut le merite de créer, du temps de l'abbée Ugo I, une écriture avec sa propre carateristique qui la distinguait de toutes les autres minuscules de l'époque :la Minuscola Romane devient dans le Scriptorium Pharfense la Romanesca Farfense qui connaîtra la gloire avec les oeuvres de Gregorio da Catino (1062-1133), auteur d'une importance fondamentale pour l'histoire italienne et europenne du myen-âge. Il faut également visiter les locaux du nouveau Musée, en cours d'aménagément, qui se trouve au rez-de-chaussée. Dans la partie "archaique", on peut voir une expositon interessante formée par le materiel archeologique appartenant aux peuples qui vivaient dans l'ancienne sabine (beaucoup plus grande que l'actuelle) et provenant de la localité voisine,colle del fono. Un témoignage exceptionnel de cette culture italique, ignorée pendant trop longtemps et encore méconnue, nous est fourni par le Cippo di cures, exemplaire unique d'écriture sabine sur pierre de la fin du VIème siècle a.J.C.Cette pièce précieuse,qui n'est pas encore complétement interprétée, a été retrouvée en mars 1982 dans le lit du torrent Farfa.Dans la partie médievale du musée, on remarque entre autres un petit coffre en ivoire de l'cole d'Amalfi datant de la seconde moitié du XIème siècle, une toile du du début du XVème siècle representant la Vierge avec l'enfant et un ange et deux tableaux opisthographes de la fin du XVème représentant S.Lorenzo siro et S.Benoit et S.Tommaso di Morienna et S. Placide, oeuvres d'un élève d'Antoniazzo Romano. Une fois sortis de l'abbaye , avant de quitter Farfa, il faut visiter le petit village avec ses rangées de maison de la même hauteur. Autrefois, ces petites maisons étaient louées par les moines, au moment des grandes foires d'avril et de septembre, aux commerçants les plus aisés qui venaient là. Il reste aujourd'hui un ateler artisanal de tissus une boutique de tissus de fabrication artisanale.

Die Abtei Farfa

Abbazia di Farfa

Die Abtei Farfa ist eines der berühmtesten Baudenkmäler des europäischen Mittelalters. Sie stand unter dem Schutz Karls des Grossen, und in der Blütezeit gehörten grosse Teile Mittelitaliens zu ihrem Besitz. Die Ursprünge Farfas sind noch ungewiss, auch wenn neuere Ausgrabungen durch Prof. David Whitehouse (Direktor der British School in Rom) unter der jetzigen Abtei das Vorhandensein eines Gebäudekomplexes aus römischer Zeit nachgewiesen haben. Fast mit Sicherheit ist als Bischof des Forum Novum (Vescovio) von 554 Lorenzo Siro identifiziert worden, was zur Annahme führt, dass bereits im 6. Jahrhundert hier ein reiches Zentrum des Glaubens aktiv war. Zur Zeit der Invasion durch die Langobarden bestand es aus einer Basilika und einigen Klostergebäuden.

Der Legende zufolge soll Tommaso di Moriana (oder Morienna), der in Jerusalem lebte, in den Achziger- oder Neunzigerjahren des 7. Jahrhunderts die Madonna erschienen sein, die ihn dazu aufforderte, auf einem Hügel namens Acuziano in den Sabiner Bergen die Reste einer ihr geweihten Basilika zu suchen. Er baute die Gebäude des Bischofs Siro wieder auf und veranlasste die Neugründung der Religionsgemeinschaft. In den ersten Jahren des 7. Jahrhunderts stand das Kloster unter dem Schutze des Herzogs von Spoleto, Faroaldo II. Durch die Schenkungen des Herzogs wurde aus Farfa ein kleiner autonomer Staat zwischen dem Gut San Pietro und dem Herzogtum der Langobarden. Im Jahre 774 wechselte der Sabiner Abt Probatus, der Ordensvorsteher der Abtei, radikal ihre politische Richfung, indem er sich im Krieg zwischen Langobarden und Franken auf die Seite der Franken, also des Papsttums, schlug. Im Jahr darauf gewährte Karl der Grosse Farfa das Privileg der Reichsunmittelbarkeit, und hier nahmen Reichtum und Glanz der Abtei ihren Ausgang. Farfa wurde so eine kaiserliche Abtei, die zwar nicht unter päpstlicher Kontrolle stand, aber dem Heiligen Stuhl sehr nahe war. Innerhalb von wenigen Jahrzehnten wurde Farfa eines der bekanntesten und bedeutendsten Zentren des mittelalterlichen Europa. Karl der Grosse persönlich besuchte wenige Wochen vor seiner Krönung im Kapitol die Abtei und hielt dort Rast.

Um die ökonomische Bedeutung Farfas richtig einzoschätzen, solt der Hinweis genügen, dass die Abtei im dritten Jahrzehnt des 9. Jahrhunderts, unter Abt Ingoaldus, ein Handelsschiff besass, das von den Hafenzöllen des karolingischen Reiches entbunden war. In die gleiche Zeit fällt die grösste räumliche Ausdehnung des Klosters. Die der Jungfrau Maria geweihte Hauptkirche wurde um eine zweite, dem Erlöser geweihte Apsis, mit einem säulengeschrnückten Ziborium aus Onyx, erweitert. In der Schatzkammer der Abtei befanden sich damals unter anderem ein gemmenverzierter Schrein aus purem Gold (ein Geschenk Karls des Grossen), ein edelsteinbesetztes Goldkreuz von über einem Meter Länge, zwei Goldkreuze mit Kreuzesreliquien, 14 Silberkelche, zwei Gold- und Silberkronen und vier Goldsiegel. Der Niedergang des Karolingerreiches und die Invasion der Sarazenen wurden Farfa zum Verhängnis. Abt Pietro I. mit seinem Heer hielt zwar sieben Jahre lang der Belagerung stand, war schliesslich aber dazu gezwungen, die Mönche in drei Gruppen aufzuteilen und liess sie Abtei verlassen.

Die Schätze Farfas verteilte er zu gleichen Teilen auf die Mönchsgruppen. Die Abtei wurde eingenommen und agebrannt. Von den drei Gruppen gründete die erste Santa Vittoria di Matenano in den Marken, die zweite wurde in Rieti von den Sarazenen niedergemetzelt und die dritte, die sich nach Rom gerettet hatte, kehrte unter der Führung von Raffredo nach Farfa zurück, als die Gefahr vorüber war. Dieser vollendete, nachdem er Abt geworden war, im Jahre 913 die Kirche. Es war jedoch nur ein Strohfeuer, denn nach dem Verlust des kaiserlichen Schutzes lockerte sich die territoriale Einheit. Einige römische Familien (die Crescenzi, die Ottaviani und die Stefaniani) liessen sich auf den Ländereien der Abtei nieder und wurden de facto zu ihren Herren. Die Abtei war so heruntergekommen, dass es zeitweise drei Äbte gleichzeitig gab, die sich untereinander bekämpften. Einen Aufschwung nahm Farfa zum letzten Mal unter Abt Hugo l. (997-1038), nicht zufällig gleichzeitig mit dem Wiederaufstieg des Kaiserreiches unter der Dynastie der Ottonen. Im Jahre 999 wurde die Reform von Cluny wirksam. Unter Berardus (1047-1089) erhielt Farfa wieder den Charakter einer kaiserlichen Abtei.

Im Investiturstreit stand sie auf der Seite Heinrichs IV. gegen die Päpste, mit dem Ergebnis, dass die Mönche im Jahre 1097 aus Sicherheitsgründen beschlossen, die Abtei auf den höhergelegenen Acuzianoberg zu verlegen, wo noch heute die imposanten Ruinen des begonnenen und nie zuendegeführten Bauwerks zu sehen sind. Damals besass Farfa riesige Ländereien, die in einer Urkunde von 1118 aufgeführt sind: Kaiser Heinrich IV. bestätigt als im Besitz der Abtei befindilich die Gebiete von S. Eustacio und Palazzo Madarna in Rom, Viterbo, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assisi, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Carnerino, Fermo, Ascoli, Senigallia, Osimo, Chieti, Tivoli, das Gebiet Aquilas, Molise, den Haten von Civitavecchia und die Hälfte der Stadt. Der endgültige Niedergang stand jedoch unmittelbar bevor: das Wormser Konkordat (1122) besiegelte den Übergang des Klosters in päpstliche Gewalt. Unter Abt Adenolfo (1125) wurde offiziell die vollständige Untertänigkeit bestätigt, 1155, beim Besuch des Kaisers Friedrich Barbarossa, gab es noch einmal ein Wiederaufflammen prokaiserlicher Tendenzen, wirtschaftliche Rückschlage und Klosterkrisen verschlimmerten jedoch auf irreparable Weise die Situation der Abtei, und gegen Mitte des 14. Jahrhunderts kam es aufgrund ausgebliebener Abgabenzahlungen an die Apostolische Kammer zur Aberkennung und Exkommunizierung des Abtes. Erster Kommendatarabt, zu Beginn des 15. Jahrhunderts, war Carbone Tomacelli, Kardinal und Neffe von Bonifazius IX. Zwar erlangte Farfa nie wieder die Bedeutung der Jahrhunderte zuvor, doch modernisierten zeitweise die adeligen Familien, die zur Zeit der Kommendatar-Äbte das Kloster verwalteten, die Gebäudestruktur. In der ersten Hälfte des 15. Jahrhunderts erbauten die Orsini die noch heute bestehende Kirche, die 1496 geweiht wurde. Die Barberini legten das Dorf neu an und erweiterten es, damit es für die jährlichen grossen Handelsmessen des 25. März (Mariä Verkündigung) und des 7. September (Marienfest) genutzt werden konnte. Im Jahre 1798 wurde Farfa von den Franzosen geplündert und 1861 vom italienischen Staat konfisziert. Seit 1921 gehört die Abtei zum Benediktinerorden S. Paolo fuori le mura. Wie schon erwähnt, führt die British School von Rom seit einigen Jahren im Innern der Abtei Ausgrabungen durch, die von fundamentaler Bedeutung für eine bessere Kenntnis der Geschichte des mittelalterlichen Farfa sind.

Betrachten wir nun die architektonische Physiognomie des Klosters, wie sie sich dem Besucher heute darstellt. Ourch ein romanisches Tor des 14. Jahrhunderts (mit gotischen Ergänzungen) kommt man auf einen Hof, in dessen Hintergrund die der Jungfrau Maria geweihte Abteikirche aus der zweiten Hälfte des 15. Jahrhunderts steht. Bemerkenswert ist das Lunettenbild über dem romanischen Kirchenportal. In den Kirchenmauern kann man Fragmente von frühchristlichen Sarkophagen erkennen. Das Innere der dreischiffigen Basilika ist durch zwei Reihen eleganter ironischer Säulen unterteilt, auf der hinteren Wand ein grosses Ölfresko des Jüngsten Gerichts des flämischen Malers Hendrik van der Broeck von 1561. Fresken aus dem 16. und 17. Jahrhundert mit Darsteilungen der Geschichte der Jungfrau Maria. Heiligen- und Blbelgeschichten schmücken die Apsis und die kleineren Kirchenschiffe; bemerkenswert in der ersten Kapelle rechts eine Kreuzigung (Kopie von Francesco Trevisani), in der zweiten eine Madonna mit Kind und zwei Engeln, Madonna von Farfa genannt, ein hochverehrtes Tafelgemälde aus dem 13. Jahrhundert, im 19. Jahrhundert mit einer gehämmerten Messingplatte bedeckt, aus der nur noch die Gesichter hervorschauen. In der Nähe des Portals der Basilika, im Querschiff und in der Apsis sind interessante Überreste zum Vorschein gekommen: ein Altar aus der Karolingerzeit und ein Mauerstück mit Freskenresten, die einen Abt darstellen (das sogenannte Arcosolium von Altperto), den Prof. Whitehouse nach sorgfältiger Untersuchung der Schriftreste als S. Lorenzo Siro identifiziert hat. In den drei Kapellen des linken Seitenschiffes befinden sich Bilder Orazio Gentileschis und seiner Schüler. Von dem grossen Meister stammen drei Bilder, eine Heilige Ursula (1. Kapelle), eine Madonna mit Kind (2. Kapelle), und eine Kreuzigung des heiligen Petrus (3. Kapelle), von den Schülern die Fresken im Innern der Kapellen mit Darstellungen aus der Heiligen Geschichte. Im Querschiff ist ein Teil des Originalfussbodens aus der ersten Halfte des 9. Jahrhunderts zu sehen. In der linken Kapelle des Seitenschiffs zeichnen sich die strengen Bilder der Gründer der Abtei Farfa ab: San Tommaso di Morienna und San Lorenzo Siro. An der Decke des Querschiffes urid des Chores sind die (für einen heiligen Ort) ungewöhnlichen Groteskenmalereien der Schule der Zuccari sehenswert. Der Holzchor der Apsis stammt vom Anfang des 17. Jahrhunderts. Vor dem Verlassen der Kirche sollte man unbedingt die Kassettendecke von 1494 mit dem Wappen der Orsini als Zentrum bewundern.

Zu besichtigen sind ausserdern die halbkreisförmige Krypta aus dem 7./8. Jahrhundert, in deren Atrium sich ein wunderschöner römischer Sarkophag (Ende 2. Jahrhundert nach Christus) mit der Szene einer Schlacht zwischen Römern und Barbaren befindet, und der Glockenturm (9.-13. Jahrhundert), an dessen Fusse in einer quadratischen Vertiefung hochinteressante Fresken romanischer Schule aus der Mitte des 11. Jahrhunderts zu erkennen sind, die Geschichten aus der Bibel und die Himmelfahrt darstellen. In den oberen Stockwerken findet man in einem der Zimmer in einem Pfeiterbogen Fresken der *Propheten aus dem 15. Jahrundert. Der Besuch der Abtei sollte dann zum Langobarden-Kreuzgang (mit einem romanischen zweibogigen Fenster aus dem 13. Jahrhundert) und zum Grossen Kreuzgang aus der zweiten Hälfte des 17. Jahrhunderts fähren, wo Skulpturen und Inschriften aus römischer Zeit gesammelt sind. Von hier kommt man durch ein Portal im Diamantenschnitt zur gegenwärtigen Bibliothek mit mehr als 35 000 Bänden, in der sich wertvolle Handschriften befinden. Wir sollten die Abtei nicht verlassen, ohne an die alte Bibliothek und ihr bedeutendes Skrlptorium zu erinnern. Von ersterer können wir mit Gewissheit sagen, dass sie in der Blütezeit (Ende des 11. Jahrhunderts) eine der reichsten Bibliotheken Europas war. Im Skriptorium wurde unter Abt Hugo l. eine Schrift erfunden, die sich von allen anderen Minuskeln der Zeit unterschied: die Minuecula Romana im Scriptoriurn Pharfense wird zur Romaneeca Farfense, die ihre berühmtesten Ausführungen in den Werken Gregors von Catino (1062 - 1133) findet, eines Autors von fundamentaler Bedeutung fur die Geschichte Italiens und Europas des Mittelalters. Sehenswert sind auch die Räume eines Museums, das gerade eingerichtet wird. In der frühgeschichtlichen Abteilung kann man eine schöne Ausstellung von archäologischen Materialien der VöIker der antiken Sabina besichtigen (die wesentlich ausgedehnter war als heute), die aus dem nahegelegenen Colle del Forno stammen. Ausserordentliches Zeugnis dieser italischen Kultur, die lange Zeit nicht zur Kenntnis genommen wurde und bis heute wenig bekannt ist, ist der Säulenstumpf von Cures, einziges Beispiel für Sabiner Stein Inschriften (Ende des 6. Jahrhunderts vor Christus). Das kostbare Fundstück, das noch nicht völlig gedeutet ist, wurde im März 1982 im Flussbett des Wildbachs Farfa gefunden. Aus der mittelalterlichen Abteilung sind unter anderem eine Elfenbeintruhe aus der Amfalfi- Schule (zweite Hälfte des 11. Jahrhunderts) hervorzuheben, ein Leinwandgemälde.des fruhen 16. Jahrhunderts mit der Darstellung der Jungfrau mit Kind und einem Engel und zwei opistographische Tafeln des späten 15. Jahrhunderts mit Darstellugen des S. Lorenzo Siro, des S. Benedetto, des S. Tommaso di Morienna und des San Placido von einem Schüler Antoniazzo Romanos. Nach dem Besuch der Abtei, vor dem Verlassen Farfas, sollte man das Dörfchen mit den Reihenhausern besichtigen, die einst während der grossen Handelsmessen an Mönche und wohlhabendere Händler vermietet wurden. Heute gibt es hier nur noch eine Handweberei.

A Abadia de Farfa

Abbazia di Farfa

A Abadia de Farfa é um dos monumentos mais insignes da Idade Média europeia; teve o patrocinio de Carlos Magno e possuiu, no periodo de maximo esplendor, uma vastissima porçao da Italia Central. A origem da Abadia é ainda incerta, mesmo se os mais recentes excavaçoes arqueologicas dirigidas pelo prof. David Whitehouse, diretor da Escola Britanica de Roma, confirmaram a existencia de um complexo do periodo romano sob a atual Abadia.

A identificaçao, quase certa, de Lorenzo Siro com o Bispo de Forum Novum (Vescovio) de 554 se certifica a criaçao, no séc.VI, de um fervoroso centro de fé e de riqueza. No tempo da invasao longobarda existia uma basilica e alguns edificios monasticos. Segundo uma lenda, nos ultimos vinte anos do séc.VII, Tommaso di Moriana [Tomas de Morienna],que vivia em Jerusalem, foi exortado por uma apariçao de Nossa Senhora a procurar na Sabina , sobre uma colina chamada Acuziano, os restos de uma basilica a Ela dedicada, reedificou a obra construida pelo Bispo Siro e deu lugar à fundaçao de uma nova comunidade. Nos primeiros anos do séc.VIII o Mosteiro gozou da proteçao do Duque de Spoleto Faroaldo II. Com as doaçoes do Duque Farfa se tornou um pequeno estado autonomo entre o patrimonio de Sao Pedro e o Ducado longobardo.

Em 774 o Abade sabino Probato, governador da Abadia, modificou sua linha politica, alinhando-se com os Francos, e em seguida ao Papado, na guerra entre Longobardos e Francos. No ano seguinte Carlos Magno concedia a Farfa o privilégio de autonomia de todo poder civil ou religioso : e dai o seu esplendor e a sua riqueza. Farfa era assim uma Abadia Imperial, desvincolada do controle pontificio, porém, muito proximo à Santa Sé. Em algumas dezenas de anos se tornou um dos centros mais conhecidos e prestigiosos da Europa medieval; Carlos Magno, poucas semanas antes de ser coroado no Campidoglio, visitou a Abadia e ai parou. Para compreender a importancia economica de Farfa basta pensar que nos primeiros trinta anos do séc.IX, sob o Abade Ingoaldo, ela possuia um navio comercial isentado dos impostos dos portos do Imperio carolingio. Sempre neste periodo remonta o ampliamento maximo do Mosteiro, a Igreja principal dedicada à Virgem, se enriquece com uma segunda abside dedicada ao Salvador, com um baldaquino todo de onix, ladeadas por duas torres.

No tesouro abacial figuravam, nestes anos, entre outras coisas, um pequeno cofre de ouro puro adornado com gemas (oferta de Carlos Magno), uma cruz de ouro com pedras preciosas com uma altura de um metro, duas cruzes de ouro com reliquias da Santa Cruz, catorze calices de prata, duas coroas de ouro e de prata e quatro sigilos de ouro. A decadencia do Imperio carolingio e a invasao dos Sarracenos foram fatais para a Abadia. Por sete anos o Abade Pedro I resistiu com seu exercito e, por fim, dividiu os monges e o tesouro em 3 partes, abandonando Farfa. A Abadia foi tomada e incendiada. Dos tres grupos o primeiro fundou Santa Vitoria di Matenano na provincia de Marche, o segundo foi trucidado em Rieti pelos Sarracenos e o terceiro, que se salvou em Roma, passado o perigo voltou a Farfa sob a guia de Ratfredo que, tornando-se Abade, em 913 terminou a igreja.

Mas foi um fogo de palha, perdida a proteçao imperial se rendeu à unidade territorial. Algumas familias romanas (Crescenzi - Ottaviani e Stefanini) se empossaram em alguns territorios da Abadia tornando-se, de fato, patroes, a decadencia foi tal que tiveram ao interno da Abadia contemporaneamente tres abades em luta entre si. A ultima retomada de Farfa se teve por obra do Abade Hugo I (997-1038), nao casualmente com o contemporaneo desenvolvimento imperial por obra da dinastia dos Ottoni. Em 999 foi introduzida a reforma iniciada em Cluny. Com Berardo I (1047-1089) Farfa reassume as caracteristicas de Abadia imperial e na luta pela investidura se declara contra os Papas e em favor de Henrique V e consequentemente,em 1097, os monges decidem, por motivos de segurança, de tranferir o complexo abacial sobre o iminente Monte Acuziano, onde ainda hoje sao visiveis as imponentes ruinas da obra iniciata e nunca acabada. As possessoes farfenses deste periodo sao vastissimas, se podem ler em um diploma (documento de posse) de 1118 : o Imperador Henrique V reafirma pertencentes à abadia os territorios de S. Eustaquio e Palacio Madama em Roma, Viterbo, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assis, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Camerino, Fermo, Ascoli, Senegalha, Osimo, Chieti, Tivoli, o territorio de Aquila, Molise, o porto de Civitavecchia e metade da cidade. A decadencia definitiva começara em pouco tempo : a Concordata de Worms (1122) ira assinalar, de fato, a passagem do Mosteiro à autoridade pontificia. Com o Abade Adenolfo (1125) se sancionou oficialmente a total submissao. Um sentimento pro-imperial se teve em 1155 na passagem de Frederico Barbarossa. A decadencia economica e a crisi monastica agravaram de modo irreparavel a vida da Abadia e na metade do séc.XIV chegou ao ponto de uma intervençao e a excomunhao do Abade por falta de pagamento do dizimo à Camera Apostolica. Carbone Tomacelli, sobrinho de Bonifacio IX, no inicio do séc.XV foi o primeiro Abade Comendatario. Certamente nao voltou o prestigio dos seculos passados, mas, em alguns casos, as familias nobres que tiveram a Comenda do Mosteiro melhoraram sua estrutura. Os Orsini na segunda metade do séc. XV construiram a atual igreja que foi consagrada em 1496; os Barberini reorganizaram e ampliaram o burgo, em grande parte utilizado para as duas feiras anuais : 25 de março e 8 de setembro, em decorrencia da Anunciaçao e da Virgem à qual é dedicada a Abadia. Em 1798 Farfa foi saqueada pelos franceses e em 1861 foi confiscada por parte do Estado Italiano. Desde 1921 a Abadia pertence à comunidade beneditina de S.Paulo Fora dos Muros. Dentro do complexo abacial ha alguns anos a Escola Britanica de Roma, como dissemos, esta conduzindo escavaçoes que se revelam de fundamental importancia para um claro conhecimento da historia medieval da Abadia. Falemos agora da fisionomia arquitetonica que se revela ao visitante. Através de um portal romanico do séc.XIV (com acrescimos goticos) se entra em um cortile que ao fundo se abre a Igreja Abacial consagrada à Virgem, que remonta à segunda metade do séc.XV. E' de se notar sobre o portal romanico, na luneta, um afresco quatrocentesco. Na fachada da Igreja se pode destinguir fragmentos de sarcofagos paleocristaos. A Basilica é construida em 3 naves divididas por duas fileiras de elegantes colunas jonicas, na parede de fundo um grande oleo sobre parede representando o Juizo Universal pintado em 1561 pelo pintor flamengo Henrik van der Broek.

Os afrescos dos séc.XVI e XVII representam Historias da Virgem, Santos e Historias Biblicas que decoram a abside e as naves menores; é de assinalar na primeira capela a direita uma Crucifixao (copia de Francesco Trevisani), na segunda uma Nossa Senhora com Menino e dois Anjos dita Madona de Farfa, venerada icone do séc. XIII, recoberta (no séc.XIX) por uma lamina de latao em relevo que deixa visivel somente as faces. Junto à porta da Basilica, no transepto e na abside foram descobertos interessantes restos de um altar da epoca carolingea e um traço de parede afrescada com a imagem do abade (o assim chamado Arcosolio di Altperto) que o prof. Whitehouse, lendo atentamente os sinais de escritos que ficaram, identificou recentemente com S.Lourenço Siro.

Nas tres capelas da nave esquerda trabalharam Orazio Gentilischi e seus alunos. Do mestre de fato sao as tres telas que representam Sa.Ursula (1a.capela), Na.Sra. com o Menino (2a.capela), Crucifixao de Sao Pedro (3a.capela), dos alunos sao os afrescos che decoram o interior das capelas e que representam episodios da historia sagrada. No transepto é em parte visivel o pavimento original da primeira metade do séc.IX. Na capela do transepto esquerdo estao as severas imagens dos fundadores da Abadia de Farfa : Santo Tommaso di Morienna e Sao Lourenço Siro. No teto do transepto e do coro observamos atentamente as pouco habituais (para um lugar sacro) pinturas grotescas da escola de Zuccari. O coro em madeira é da primeira metade de 1600. Antes de deixar a igreja, erguendo os olhos , se pode admirar o teto em forma de caixotao de 1494 com o brasao dos Orsini em um requadro no centro da nave principal. Para visitar ha a cripta em forma semi-circular dos séc.VII-VIII, na entrada da qual tem um belissimo sarcofago romano (final séc.II d.C.) com cenas de batalha entre romanos e barbaros, e a torre dos sinos (séc.IX-XIII), na base da qual, em um vao quadrado se notam, mesmo se um pouco estragados, interessantissimos afrescos da escola romana da metade do séc.XI, representando Historias Biblicas e a Ascençao. Subindo nas salas superiores, em uma delas, estao afrescadas sob um arco, alguns Profetas pintados no séc.XV. A visita à Abadia se pode completar pedindo de ser acompanhado ao Claustro Longobardo (com uma bifora romanica do séc.XIII), e ao Claustro Grande que remonta à segunda metade do séc.XVII, onde estao reunidas esculturas e epigrafes romanas; daqui, por um portal em pontas de diamantes se passa à atual biblioteca dotada de 45.000 volumes, onde se encontram alguns preciosos codigos. Nao podemos deixar este lugar beneditino sem recordar a antiga biblioteca e seu prestigioso Scriptorium.

Em primeiro lugar podemos dizer com certeza que no periodo de maximo esplendor (final do séc.XI) foi uma das bibliotecas mais ricas da Europa; em segundo, teve a capacidade de criar uma caligrafia (escritura), no governo do Abade Hugo I, que assumiu uma caracteristica propria distinguindo-se de todas as outras Minusculas [ou chamadas letras decorativas] do seu tempo : a Minuscola Romana no Scriptorium Pharfense se torna a Romanesca Farfense que encontrara gloria nas obras de Gregorio de Catino (1062-1133), autor de fundamental importancia para a historia da Idade Media italiana e europeia. De se visitar tambem o local do novo Museu, em curso de preparaçao, situado no andar terreo. Na seçao Arcaica vemos uma bela amostra dos materiais arqueologicos pertencentes aos povos que viviam na antiga Sabina (muito maior da atual) provenientes da vizinha localidade de Colle del Forno. Testemunho excepcional desta cultura italica, por muito tempo ignorada e ainda hoje pouco conhecida, é o Cippo di Cures, unico exemplar de epigrafia sabina sobre pedra do final do séc. II a.C..O precioso encontro, nao ainda completamente interpretado, foi descoberto em março de 1982 no alveo da torrente Farfa. Na seçao Medieval se evidenciam entre outros, um Pequeno Cofre em Marfim (cofanetto) da escola amalfetana da segunda metade do séc.XI, uma tela da primeira parte de 1500 representando a Virgem com o Menino e um Anjo e dois painéis opistograficos do final de 1400 representando S.Lourenço Siro e S. Bento e S. Tommaso da Morienna e S. Placido de um discipulo de Antoniazzo Romano. Saindo da Abadia, antes de deixar Farfa, é oportuno visitar o pequeno burgo com casas dispostas em igual altura. Ha um tempo estas casas, durante as grandes feiras de Abril e Setembro, vinham alugadas pelos monges aos comerciantes mais abastados que ali se ajuntavam. Hoje resta uma oficina artesanal de tecidos trabalhados à.

Farfas kloster

Abbazia di Farfa

Farfas kloster är ett av de viktigaste medeltida arkitektoniska monumenten i Europa. Klostret åtnjöt Karl den Stores beskydd och under dess blomstringstid ägde klostret en stor del av centrala Italien. Klostrets ursprung är oklart, även om de senaste arkeologiska utgrävningarna av professor David Whitehouse, direktör vid British school i Rom, har klarlagt existensen av ett byggnadskomplex från romersk tid under det nuvarande klostret. Den så gott som säkra identifieringen av Med Lorenzo Siro som biskop av Forum Novum (Vescovio) år 554 skulle bestyrka uppkomsten av ett sjudande religiöst och förmöget centrum under sjätte århundradet. Vid tiden för longobardernas invasion låg där en basilika och några klosterbyggnader.

Enligt en legend skulle jungfru Maria ha uppenbarat sig i slutet av 600-talet för Tommaso di Moriana (eller Morienna) och uppmanat honom att i Sabinabergen vid foten av Acuziano-kullen söka resterna av en basilika som var tillägnad henne. Han återuppförde de byggnader som biskop Sirio hade låtit uppföra och inrättade på nytt klostergemenskapen.

Under de första åren av åttonde seklet åtnjöt klostret beskydd av hertigen av Spoleto Faroaldo den andre. Tack vare hertigens donationer blev Farfa en liten autonom stat mellan Sankt Petrus' ärvda egendom och longobardernas hertigdöme. År 774 bytte klostrets sabinska abbot Probato, klosterts politiska linje genom att alliera sig med frankerna i kriget mellan longobarderna och frankerna; han ställde sig på påvens sida. Följande år beviljade Karl den Store Farfa privilegiet att vara autonomt från alla världsliga och religiösa auktoriteter. Av detta kom dess glans och rikedom. Därmed var Farfa ett kejserligt kloster, som inte lydde under påven, men som trots det stod mycket nära den den påvliga stolen. Inom några decennier blev Farfa ett av de mest kända och uppskattade centren i det medeltida Europa och självaste Karl den Store besökte och vilade ut i klostret några veckor före sin kröning vid Campidoglio i Rom.

För att förstå Farfas ekonomiska betydelse räcker det att se att under abbot Ingoaldos tid på 930-talet ägde klostret ett handelsfartyg som var befriat från tullavgifter inom det karolingiska imperiets hamnar. Under denna tidsperiod var kloster som störst. Huvudkyrkan, som var tillskriven Jungfru Maria, utvidgades med en ytterligare absid tillägnad Frälsaren. Absidens tabernakel var av onyx och på båda sidorna fanns två pelare. I klostrets skattkammare fanns under dessa år bland annat en kista av renaste guld, dekorerad med ädelstenar (en gåva av Karl den Store), ett över en meter långt kors i guld, dekorerat med ädelstenar, två kors i guld med reliker från Frälsarens kors, fjorton silverbägare, två kronor i silver och guld, samt fyra sigill i guld.

Karolingiska imperiets förfall och saracenernas invasion blev ödesdigra för klostret. I sju år lyckades abbot Pietro den första med sina trupper hålla stånd mot fienden, men till slut delades munkarna och skatterna i tre grupper och de övergav Farfa. Klostret stormades av fienden och sattes i brand. Den första gruppen munkar grundade klostret Santa Vittoria di Matenano i landskapet Markerna (le Marche). Den andra gruppen föll offer för saracenerna i Rieti och den tredje gruppen, som räddade sig till Rom, återvände till Farfa under Ratfredos ledning då faran var över. Ratfredo blev abbot och 913 lät han slutföra kyrkan. Klostrets nya uppsving var dock tillfälligt. I och med att det kejserliga beskyddet upphörde, upphörde också områdets enhet. Några romerska adelsfamiljer (Crescenzi-Ottaviani och Stefaniani) bosatte sig på marker som tillhörde klostret och de blev i själva verket ägare av marken. Klostret sjönk så djupt att det till och med hade tre abbottar som låg i strid med varandra.

Farfas sista blomstringsperiod var under abbot Ugo den första (997 - 1038). Detta sammanföll med att den kejserliga makten stärktes tack vare ottonernas dynasti. År 999 träder den i Cluny fastställda klosterreformen i kraft.

Under Berardo den första (1047 - 1089) erhåller Farfa än en gång ställningen som kejserligt kloster och i investiturstriden ansluter sig klostret till den påvefientliga Henrik IV:s sida, med den påföljden att år 1097 besluter munkarna av säkerhetsskäl att förflytta klostret upp på berget Acuziano, där man än idag kan se de imponerande resterna av en ofullbordad byggnad. Farfa ägde under denna tid enorma markområden. I ett dokument från 1118 styrker Henrik V att klostret äger S. Eustachio och Palazzo Madama i Roma, Viterbo, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assisi, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Camerino, Fermo, Ascoli, Senigallia, Osimo, Chieti, Tivoli, Aquilas område, Molise, Civitavecchias hamn och halva staden.

Den slutliga förfallet börjar dock kort därefter. I och med konkordatet i Worms (1122) ställs klostret under påvens överhöghet och under abbot Adenolfo (1125) blev det också officiellt fastställt. De kejsarvänliga stämningarna flammade upp än en gång år 1155 då Fredrik Barbarossa besökte klostret. Det ekonomiska förfallet och klostrets kris skadade dock klosterlivet på ett irreparabelt sätt och vid mitten av 1400-talet avsattes abboten och bannlystes eftersom han inte betalt det tionde som krävdes. Kardinal Carbone Tomacelli, påven Bonifacius IX:s brorson, var under 1400-talets början den första lekmanna abboten (Abbate commendatario, abbot, som inte valts enligt reglerna, men som trots det åtnjöt ämbetets fördelar). Klostret kom aldrig mer att nå samma prestige som det hade haft under de gångna seklen, men vissa adelsfamiljer som fick nyttjanderätten till klostret förbättrade klostrets byggnader. Familjen Orsini lät på 1400-talets andra halva uppföra kyrkan som finns än idag. Kyrkan invigdes år 1496.

Familjen Barberini lät rusta upp och utvidga byn. Byn användes främst vid två stora marknader den 25 mars och den 8 september. Datumen sammanföll med minnesdagar för klostrets skyddshelgon, Marie bebådelsedag och Vårfrudagen.

År 1798 plundrade fransmännen klostret och 1861 konfiskerade italienska staten klostret. Sedan år 1921 tillhör klostret benediktinersamfundet San Paolo fuori le mura. /p>

Låt oss nu koncentrera oss på den arkitektoniska fysionomin, som besökaren ser den. Genom en romersk port från 1300-talet, med gotiska tillägg, kommer man till en innergård. I slutet av gården ligger klosterkyrkan som är tillägnad Jungfru Maria. Kyrkan är från 1400-talets slut. Fäst uppmärksamheten ovanför den romerska porten i lynetten en fresk från fjortonhundra talet.

Special Thanks:
Tradotto dal dott. Kim Stenvall
prof. Gigi Chessa

Klasztor w Farfa

Abbazia di Farfa

Klasztor w Farfa nalezy do jednego z najcenniejszych zabytków Europy Sredniowiecza. Klasztor ten cieszyl sie szczególna opieka Karola Wielkiego a w okresie swietnosci znaczne terztoria Wloch lazaly do klasztoru. Poczatki klasztoru nie sa znane, chociaz badania dyrektora British School w Rzymie, profesora David Whitehousi, dowiodly, ze pod obecnym budynkiem klasztoru, znajduja sie zabudowania pochodzace z czasów rzymskich. Fakt identyfikujacy Lorenzo Siro z biskupem Forum Novum (Vescovio) r. 554, potwierdza przypuszczenie, ze juz w VI wieku klasztor w Farfa byl kwitnacym i bogatym centrum zycia religijnego. W okresie inwazji Langobardów w Farfa znajdowala sie bazylika i jakies zabudowania klasztorne.

Wedlug legendy pod koniec VI wieku, Matka Boza ukazala sie Tommasowi z Moriana (lub Morienna), który mieszkal w Jerozolimie. Matka Boza polecila Tommasowi aby ten odszukal w Sabina, u podnóza wzgórza Acuziano, ruin bazyliki poswieconej Matce Bozej. Tommaso z Moriana po odnalezieniu ruin, odbudowal bazylike wedlug projektu biskupa Siro i refundowal wspólnote zakonna.

W poczatkach VIII wieku klasztor cieszyl sie opieka ksiecia Faroaldo II z Spoleto. Dieki hojnosci ksiecia, Farfa stala sie malym niezaleznym panstwem, pomiedzy stolica Piotrowa a ksiestwem Langobardo. W roku 774, w okresie wojny pomiedzy Langobardami a Frankami, przelozony klasztoru opat Probato opowiedzial sie po stronie Franków, a tym samym po stronie papiestwa.

W nastepnym roku Karol Wielki przyznal klasztorowi autonomie i niezaleznosc od kazdej wladzy swieckiej i religijnej. To spowodowalo rozkwit i wzbogacenie sie klasztoru. Fara stala sie wiec cesarskim klasztorem, który nie podlegal papiestwu, ale byl papiestwu przyjazny. W ciagu nastepnych dziesiecioleci Fara stala sie najbardziej znanym i cenionym centrum Europy Sredniowiecznej. Sam Karol Wielki przed swoja koronacja w Rzymie, przebywal kilka tygodni w Fara.

O znaczeniu ekonomicznym Fary swiadczy fakt, ze w latach 930, gdy opatem byl Ingoaldo, klasztor byl w posiadaniu statku handlowego, który byl zwolniony z podatku i oplat celnych w portach ksiestwa Karolingów. W tym tez okresie klasztor przezywal swój rozkwit. W kosciele glównym poswieconym Matce Bozej, dobudowano jeszcze jedna apsyde, poswiecona Zbawicielowi. Tabernakulum, które znajdowalo sie pomiedzy dwoma kolumnami apsydy, bylo wykonane z kamienia onyx. W skarbcu klasztoru znajdowaly sie miadzy innymi: z czystego zlota i drogich kamieni wykonana skrzynia (dar Karola Wielkiego), dlugosci jednego metra zloty krzyz ozdobiony drogimi kamieniami, dwa zlote krzyze z relikwiami krzyza Jezusowego, 14 srebrnych kielichów, dwie zloto-srebrne korony i cztery zlote pierscienie.

Upadek ksiestwa Karolingów i przybycie Saracenów, spowodowalo upadek klasztoru. Przez siedem lat opatowi Pietro I udawalo sie chronic klasztor przed upadkiem. Ostatecznie jednak mnisi zdecydowali opuscic klasztor. Mnisi podzielili sie na trzy grupy, skarb podzielili na trzy czesci i opuscili klasztor. Klasztor zostal zdobyty i spalony. Jedna grupa mnichów zalozyla w Marche klasztor Santa Vittoria di Matenano. Inna grupa mnichów wpadla w rece Saracenów. Trzecia grupa dotarla do Rzymu i gdy niebezpieczenstwo Saracenów zostalo zazegnane, grupa ta powrócila do Farfa pod przewodnictwem Ratfredo. Ratfredo zostal opatem i kierowal odbudowa zniszczonego kosciola. W 913 roku ukonczono odbudowe kosciola. Klasztor nie powrócil jednak do swojej dawniejszej swietnosci. Opieka cesarza oslabla, co wplynelo równiez na oslabienie jednosci. Niektóre rody rzymskie (Crescenzi, Ottaviani i Stefaniani) zamieszkaly w posiadlosciach nalezacych do klasztoru. Z czasem rody te staly sie wlascicielami tych posiadlosci. W pewnym momencie, na terenie klasztoru znajdowalo sie trzech opatów sklóconych ze soba i rywalizujacych pomiedzy soba.

Ostatni okres swietnosci Farfy mial miejsce za opata Ugo I (997 – 1038). Nie jest przypadkiem, ze wladza cesarza wzmocnila sie za dynastii Ottonów. W 999 roku odnowie zycia zakonnego dal poczatek Cluny.

Za Berardo I (1047 – 1089) Fara uzyskala status klasztoru cesarskiego i w okresie walki o inwestytury Fara przeszla na strone Henryka IV, który wystepowal przeciw papiezowi. Konsekwencja tego faktu bylo to, ze w 1097 mnisi z obawy o wlasne bezpieczenstwo przeniesli klasztor na góre Acuziano, gdzie dzis mozna ogladac okazale ruiny zabudowan klasztornych. W tym okresie czasu Farfa byla w posiadaniu wielkich posiadlosci ziemskich. Dokument z roku 1118 podaje spis miejscowosci i posiadlosci, które byly wlasnoscia klasztoru w Farfa. Cesarz Henrik V potwierdza w dokumencie, ze S. Eustacchio i Palazzo Madama w Rzymie, Viterbo, Tarquiania, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assisi, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Camerino, Fermo, Ascoli, Senigallia, Osimo, Chieti, Tivoli, tereny Aquila, Molise, port w Civitavecchia i polowa tego miasta, sa wlasnoscia klasztoru w Fara.

Ostateczny upadek klasztoru nastapil w niedlugim czasie. Konkordat Wormski (1122) przesadzil o zaleznosci klasztoru od papiestwa. Opat Adenolfo (1125) potwierdzil urzedowo ten fakt. Sympatia wobec cesarza odzyla na moment, gdy w 1155 roku Federico Barbarossa odwiedzil klasztor. Kryzys ekonomiczny i kryzys zycia zakonnego wplynely niszczaco na zycie klasztoru w Farfa. W polowie XIV wieku opat klasztoru zostal usuniety z urzedu i ekskomunikowany, poniewaz nie zaplacil dziesieciny naleznej Rzymowi. Nastepnie kardynal Carbone Tomacelli, syn brata papieza Bonifacjusza IX, zostal pierwszym tak zwanym opatem commendatorio (tzn. opat, który nie zostal wybrany zgodnie z regulami, ale który ma wszelkie prawa przyslugujace mu z urzedu).

Klasztor juz nigdy nie odzyskal dawnej swietnosci i znaczenia jakie mial w przeszlosci, chociaz niektóre rody ksiazece staraly sie odbudowac budynki klasztorne. Orsini wybudowali kosciól (poswiecenie mialo miejsce w 1496), który przetrwal do czasów wspólczesnych. Ród Barberini wyremontowal zabudowania i rozbudowal Farfe. To pozwolilo na organizowanie kazdego roku wielkiech jarmarków w dwa swieta patronalne klasztoru, a mianowicie 25. marca (uroczystosc Zwiastowania Panskiego) i 8. wrzesnia (narodzenie Najsw. Maryi Panny).

W 1798 klasztor zostal spladrowany przez Francuzów, a w 1861 panstwo Wloskie dokonalo konfiskaty klasztoru. Od roku 1921 klasztor nalezy do Benedyktynów S. Paolo fuori le Mura.

Special Thanks:
Trad. Padre Swiech Wieslaw
prof. Gigi Chessa

Farfan luostari

Abbazia di Farfa

Farfan luostari on eräs Euroopan keskiajan rakennustaiteen merkittävimpiä muistomerkkejä. Se nautti Kaarle Suuren suojelua ja kukoistusaikanaan se omisti suuret osat Keski-Italiaa.

Luostarin alkuperä on vielä epäselvä, vaikka äskettäin Rooman British Schoolin johtajan, professori David Whitehousin johdolla suoritetut arkeologiset kaivaukset ovat osoittaneet, että nykyisen luostarin alla on rakennuskompleksi roomalaisajalta. Syystä, että Lorenzo Siron on varmuudella todettu olleen Forum Novumin (Vescovio) piispa v. 554, voidaan olettaa, että jo kuudennella vuosidalla paikalla toimi elinvoimainen ja rikas uskonnollinen keskus. Langobardien invaasion aikoihin siellä sijaitsi basilica sekä joitakin luostarirakennuksia.

Legendan mukaan Neitsyt Maria oli 600-luvun lopulla ilmestynyt Jerusalemissa asuvalle Tommaso Morianalaiselle (tai Moriennalainen) ja kehottanut tätä etsimään Sabiinilaisvuorilla sijaitsevan Acuziano-nimisen kukkulan juurelta Neitsyt Marialle omistetun basilikan jäännökset. Löydettyään rauniot Tommaso rakensi uudelleen Siro-piispan tekemät rakennukset ja perusti uudestaan luostariyhteisön.

Kahdeksannen vuosisadan ensimmäisinä vuosina luostari nautti Spoleton herttuan Faroaldo II:n suojelua. Kiitos herttuan lahjoitusten, Farfasta tuli pieni, itsenäinen valtio pyhän Pietarin perintömaan ja langobardien herttuakunnan välissä. Vuonna 774 luostarin johtaja, sabiinilainen apotti Probato muutti olennaisesti luostarin poliittista linjaa liittoutuen langobardien ja frankkien välisessä sodassa frankkien kanssa, siis paaviuden puolelle.

Seuraavana vuonna Kaarle Suuri myönsi Farfalle autonomian ja tekemällä siitä suoraan valtakunnan alaisen vapautti sen velvotteista suhteessaan muihin, niin maallisiin kuin uskonnollisiin auktoriteetteihin: siitä johtui luostarin loisto ja rikkaus. Farfa oli siten keisarillinen luostari, joka ei ollut paavien kaskyvallan alainen, mutta silti lähellä Pyhää istuinta. Muutamassa vuosikymmenessä Farfasta tuli yksi keskiajan Euroopan tunnetuimpia ja arvostetuimpia keskuksia ja Kaarle Suuri itse vieraili ja levähti siellä muutamaa viikkoa ennen kruunajaisiaan Capitolium-kukkulalla Roomassa.

Farfan taloudellisen merkityksen ymmärtää, kun ajattelee, että 930-luvulla apotti Ingoaldin aikana luostari omisti kauppalaivan, joka oli vapautettu veroista ja tullimaksuista karolingien valtakunnan satamissa. Tänä aikana myös luostari oli laajimmillaan. Sen Neitsyt Marialle omistettuun pääkirkkoon lisättiin toinen absidi, joka omistettiin Vapahtajalle. Absidin tabernaakkeli oli onyx-kiveä ja sen molemmin puolin oli pieni pylväs. Luostarin aarrekammiossa oli mm. puhtaasta kullasta tehty ja jalokivin koristeltu arkku (Kaarle Suuren lahja), yli metrin pituinen kultainen, jalokivin koristeltu risti, kaksi kultaista ristiä, joissa oli pyhäinjäännöksiä Vapahtajan rististä, neljätoista hopeapikaria, kaksi kullasta ja hopeasta tehtyä kruunua sekä neljä kultaista sinettiä.

Karolingien valtakunnan rappeutuminen ja saraseenien saapuminen olivat luostarille kohtalokkaat. Seitsemän vuotta onnistui apotti Pietro I joukkoineen kuitenkin pitää puoliaan kunnes munkkien oli lopulta pakko jättää Farfa. Munkit jakautuivat kolmeen ryhmään ja aarre jaettiin tasan ryhmien kesken. Luostari vallattiin ja poltettiin. Esimmäinen kolmesta ryhmästä perusti Marchen maakuntaan Santa Vittoria di Matenanon luostarin, toinen ryhmä joutui saraseenien uhriksi Rietissä ja kolmas, joka oli pelastautunut Roomaan, palasi vaaran mentyä ohi Farfaan Ratfredon johdolla. Apotiksi tultuaan Ratfredo saattoi kirkon rakentamisen päätökseen v.913. Luostarin uusi nousu oli kuitenkin tilapäistä, sillä keisarillisen suojan heikennyttyä alueen yhtenäisyys alkoi löyhtyä. Eräät roomalaiset aatelissuvut (Crescenzi, Ottaviani ja Stefaniani) asettuivat asumaan luostarille kuuluville maille ja heistä tuli itse asiassa niiden omistajia. Luostari vajosi jopa niin syvälle, että sillä oli samanaikaisesti kolme keskenään taistelevaa apottia.

Farfan viimeinen kukoistuskausi alkoi apotti Ugo I:n (997-1038) aikana. Ei liene sattuma, että keisarinvalta vahvistui samaan aikaan ottojen dynastian ansiosta. Vuonna 999 astui voimaan Clunyssa syntynyt luostariuudistus.

Berardo I:n aikana (1047-1089) Farfa saa toistamiseen keisarillinen luostarin arvon ja investituurasodassa se liittyy paaviuden vastaiseen rintamaan Henrik IV:n puolelle sillä seurauksella, että v.1097 munkit päättävät turvallisuussyistä siirtää luostarin ylhäällä sijaitsevalle Acuziano-vuorelle, missä vielä tänään ovat nähtävissä keskeneräiseksi jääneen rakennuksen mahtavat rauniot. Farfa omisti näihin aikoihin valtavia maa-alueita. Vuodelta 1118 peräisin olevassa asiakirjassa mainitaan keisari Henrik V:nen vahvistavan luostarin omistukseen kuuluviksi: S. Eustacchio ja Palazzo Madama Roomassa, Viterbo, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assisi, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Camerino, Fermo, Ascoli, Senigallia, Osimo, Chieti, Tivoli, Aquilan alue, Molise, Civitavecchian satama ja puolet kaupungista.

Lopullinen taantuminen ei kuitenkaan ollut enää kaukana. Wormsin konkordaatti (1122) sinetöi luostarin siirtymisen paavien alaisuuteen ja apotti Adenolfon (1125) aikana se sai virallisen vahvistuksen. Keisarimielisyys leimahti vielä kerran v. 1155 Fredrik Barbarossan vierailtua luostarissa. Taloudellinen rappio ja luostarien kriisi vahingoittivat kuitenkin luostarin elämää korjaamattomalla tavalla, ja 1400-luvun puolivälissä luostarin apotti erotettiin virastaan ja asetettiin kirkonkiroukseen, koska hän ei ollut maksanut vaadittuja kymmennyksiä. Kardinaali Carbone Tomacelli, paavi Bonifatius IX:n veljenpoika oli 14. vuosisadan alussa ensimmäinen "komtuuriapotti" (abate commendatario, apotti, jota ei ole valittu sääntöjen mukaisesti, mutta jolla kuitenkin on oikeudet nauttia viran etuisuuksista).

Luostarista ei enää koskaan tullut yhtä merkittävää kuin se oli ollut aikaisemmin, mutta toki eräät aatelisperheet, joiden jäsenet saivat nautintaoikeuden luostariin, paransivat sen rakennuskantaa. Orsinit rakennuttivat 1400-luvun alkupuoliskolla vielä nykyään olemassa olevan kirkon, joka vihittiin käyttöön 1496. Barberinit kunnostivat kylän ja laajensivat kylän aluetta, jotta siellä voitiin pitää kahdet suuret jokavuotiset markkinat luostarin suojeluspyhimyksen vuosipäivinä; 25. maaliskuuta (Marian Ilmestyspäivä) ja 8. syyskuuta (Marianpäivä).

Luostari joutui ranskalaisten ryöstön kohteeksi 1798 ja Italian valtio takavarikoi sen vuonna 1861. Vuodesta 1921 luostari kuuluu benediktiiniläisyhteisöön S.Paolo fuori le Mura.

Special Thanks:
Tradotto dalla prof.ssa Ritva Salminen
prof. Gigi Chessa

Santi e Beati di Farfa

Durante la sua lunghissima storia, nella quale la grazia divina ha sostenuto lo sforzo degli uomini, soccorrendoli in numerose e gravi difficoltà, è fiorita anche la santità, vissuta e riconosciuta dalla Chiesa.

San Lorenzo Siro (sec. VI)

San Lorenzo Siro - Tavola XV-XVI sec Museo Monastico di Farfa

S. Lorenzo venne in Italia dalla Siria nel sec. VI, durante le persecuzioni degli eretici ariani in Oriente. Dopo aver evangelizzato l'Umbria e la Sabina, diventò vescovo. Operò molti miracoli e fu detto il "Santo Illuminatore" perché restituì la vista agli occhi privi di luce e alle menti accecate. Lorenzo morì dopo una vita santa, lasciando un ricordo destinato a durare nei secoli. La sua fama e quella del monastero da lui fondato si propagò nelle regioni vicine e molti vennero a Farfa per consacrarsi a Dio. Divenuto un centro di preghiera, dopo qualche tempo il santuario fu distrutto dai barbari. Ma la santa Vergine non permise che la sua casa restasse abbandonata per sempre e apparve ad un uomo eletto da Dio come strumento della sua grazia, San Tommaso da Morienna.

San Tommaso da Morienna (650 - 720)

San Tommaso di Moriana - Tavola XV-XVI sec Museo Monastico di Farfa

Nativo della Savoia, Tommaso si era recato in Terra Santa per venerare il Santo Sepolcro e aveva deciso di fermarsi a Gerusalemme. Una volta, mentre egli pregava presso il sepolcro di Cristo afflitto per la difficile situazione dei cristiani, gli apparve la Santa Vergine e gli disse di ritornare in Italia e di cercare nella Sabina una basilica a lei dedicata: lì si sarebbe fermato e vi avrebbe trascorso il resto della vita nel servizio di Dio. Tommaso obbedì alle parole della Vergine, trovò il luogo indicato ("Iste est quem tibi promiseram locus") e vi restaurò la vita monastica, riunendo attorno a sé altri discepoli e guidandoli sulla via della santità. Perciò egli è considerato il secondo fondatore di Farfa. Da qui partono tre monaci e vanno ad Isernia per erigervi il più numeroso monastero d'Europa "San Vincenzo al Volturno" con oltre novecento monaci.

 

Beato Placido Riccardi (1844 - 1915)

Beato Placido Riccardi

Tommaso nasceva terzogenito a Trevi (Umbria) il 24 giugno 1844. Divenuto monaco nell'Abbazia di San Paolo f. l. m. col nome di Placido, fu rettore della Basilica Mariana in Farfa per un ventennio. Condusse una vita santa e nella fedeltà alla Regola di San Benedetto. Pregava incessantemente perché l'Abbazia si ripopolasse di monaci. Il suo desiderio si realizzò cinque anni dopo la sua morte avvenuta nel 1915 a Roma. Infatti, il 15 marzo 1920, data dell'anniversario della sua morte, nove monaci, inviati dall'allora Abate di San Paolo D. Ildefonso Schuster, che era stato suo figlio spirituale, varcavano la soglia dell'Abbazia rivitalizzando la vita monastica farfense. Ancora oggi, nell'era della massima civiltà tecnologica, i boschi, le fonti, le amene campagne che circondano l'Abbazia di Farfa sono avvolti dal suo prezioso profumo, mentre il ricordo delle sue virtù resta sempre vivo. Fu beatificato da Pio XII nel 1954.

Beato Ildefonso Schuster (1880 - 1954)

Beato Ildefonso Schuster

Alfredo Schuster nasce a Roma il 18 gennaio 1880 da Giovanni e Maria Anna Tutzer, entra nel 1891 come alunno nell'Abbazia di S. Paolo f. l. m., dove il 12 novembre 1898 inizia il noviziato col nome di Ildefonso, emettendo i primi voti il 13 novembre 1899 e quelli solenni e definitivi il 13 novembre 1902. Viene ordinato sacerdote il 19 marzo 1904 nella Basilica del Laterano. Nel 1908 è Maestro dei novizi, nel 1915 Priore e nel 1918 Abate di S. Paolo. Il 15 marzo 1920 manda nove monaci di S. Paolo a Farfa dove quindi si riprende l'osservanza monastica integrale. Pio XI lo crea cardinale e lo consacra il 21 luglio 1929 arcivescovo di Milano, dove sarà pastore buono, padre e maestro della Chiesa ambrosiana fino alla sua morte, avvenuta a Venegono il 30 agosto 1954. Il 12 maggio 1996, Giovanni Paolo II lo proclama Beato.

Pubblicazioni disponibili in Abbazia

I. Schuster, L'Imperiale Abbazia di Farfa, Tipografia poliglotta Vaticana, 1921 (copia anastatica 1987).

AA. VV., Farfa Abbazia imperiale, a cura di Rolando Dondarini, Gabrielli Editore, San Pietro in Cariano, 2006.

AA. VV., Spazi della Preghiera. Spazi della Bellezza. Il Complesso Abbaziale di Santa Maria di Farfa, a cura di Isabella Del Frate, Palombi Editore, Roma 2015.

AA. VV., L'Abbazia Altomedievale come istituzione dinamica. Il caso di Santa Maria di Farfa, a cura di Stefano Manganaro, I.S.I.M.E., Roma 2020.

T. Leggio, Alle origini del monachesimo in Sabina, I.S.I.M.E., Roma 2021.

A. Lipari. Il Beato Placido Riccardi Monaco e profeta di Dio, Abadir, Palermo 2008.

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