Tre cori riuniti per il "Signore delle cime" concludono il Concerto "L'Uomo e la Montagna"
lug192023

Coinvolgente il concerto "l'Uomo e la Montagna" che si è svolto la scorsa domenica nella sala Schuster dell'Abbazia di S. Maria di Farfa. La Corale San Giuseppe da Leonessa diretta dalla Mª Elisabetta Bonanni, il Coro Cai Rieti e il Coro Musa di Poggio Moiano diretti dalla Mª Teresa Buono hanno eseguito brani ricchi di storia, tradizioni, e poesia accolti dagli applausi del pubblico.

Un momento intimo e raccolto quello che ha visto la Corale San Giuseppe nella chiesa abbaziale dove, senza pubblico, hanno cantato due brani religiosi  "Jesu Rex Admirabilis" di Palestrina  e l'Ave Maria di Arcadelt: una profonda e autentica dedica all'Abbazia benedettina.
Particolarmente emozionate le due direttrici che hanno visto sul palco i risultati di un lungo lavoro con i coristi che, pur non essendo professionisti, cantano sempre con instancabile passione.

 "Siamo stati veramente contenti e riconoscenti di aver potuto cantare nella sala Schuster – spiega la direttrice Teresa Buono - . E' stato emozionante. Erano tutti contenti di essere lì: in particolar modo le persone di una certa età che, nonostante la fatica legata alle alte temperature, hanno dimostrato un'infaticabile passione. 

La collaborazione con il Coro Cai è iniziata da poco, a febbraio, e sono soddisfatta nel vedere che il lavoro svolto abbia avuto dei buoni frutti rispetto ai livelli di partenza. Considerando poi che sono cori amatoriali,  a maggior ragione dico che amano il canto corale! Alcuni componenti del coro Musa e due della Corale San Giuseppe da Leonessa fanno parte anche del Coro Cai di Rieti. Lo trovo un segno di questa passione: altrimenti non si prenderebbero l'impegno di partecipare a doppie prove e concerti.

La stessa dimostrata dal corista che ha interrotto la vacanza per poter partecipare al concerto a Farfa. Sono esempi di ciò che anima tutti. Da cantante lirica amo il canto ma quello corale è particolare perché esprime la volontà di condivisione, di aiuto reciproco: la mia voce è importante ma lo è ancor più nel momento in cui si va a fondere con la voce e il respiro degli altri. 

Una degli aspetti più belli è la voglia di condividere l'amore per il canto. Anche la conoscenza del significato del brano che cantiamo è importante. All'ultimo momento abbiamo deciso di aggiungere "Non potho reposare", emblema di tutti i cori sardi il cui testo "A Diosa" è stato scritto da Salvatore Sini nel 1915 allo scoppio della prima guerra mondiale: un canto d'amore e di tristezza allo stesso tempo perché i giovani abbandonavano le famiglie, gli affetti, la vita quotidiana per andare in guerra. 

Nel 1920 il musicista sardo Giuseppe Rachel ne scrisse la melodia e da subito divenne l'emblema dei cori sardi. Un altro brano interessante eseguito dal Coro Cai è stato "Benia calastoria" ed è riferito al periodo in cui gli italiani emigravano e andavano cercare fortuna in altri continenti. Quando il protagonista ritorna nella sua terra trova un mondo diverso e così la musica segue il suo stato d'animo: inizia piano e lenta per esprimere la bellezza del ritorno, finisce con forza per trasmettere il dolore dell'uomo che non riconosce più il territorio che aveva sognato per tanti anni. E' stato molto commovente. Il Coro Cai ha un'identità forte e ha l'obbligo di eseguire canti di montagna, alpini e popolari.

Il Coro Musa ha un'attività pluridecennale che non ha un obbligo di repertorio. Spazia dalla musica rinascimentale della corte spagnola a brani della tradizione alpina come "Ti ricordi la sera dei baci": brano molto commovente perché narra del dolore causato dalla prematura dipartita di giovani alpini che vanno a combattere per la patria e che non vedranno realizzare i propri sogni, e di chi invece rimane a casa e vede la sua vita completamente stravolta. Inoltre il repertorio contempla briosi come "Vitti 'na crozza", molto conosciuto e amato dal pubblico, sebbene non sia poi così allegro.
 
Il repertorio non finisce qui, annoverando anche brani della musica napoletana d'autore e del repertorio sacro. Dunque, il Coro Musa ha maturato nel corso del tempo una ricchezza di esperienza in molteplici generi musicali che lo porta a calcare le scene con professionalità e una certa libertà".
 
"Questo tipo di concerti sono sempre costruttivi sia a livello culturale sia a livello di socializzazione – spiega la Mª Elisabetta Bonanni – E' sempre un bene parteciparvi perché è uno modo per confrontarsi con altri cori e vivere una bella esperienza insieme. Come direttrice aggiungo che è sempre un soddisfazione preparare dei pezzi che saranno eseguiti davanti a un pubblico dove ogni volta emerge la totale presenza dei coristi. Quando proviamo: si impegnano. Ma è nello svolgersi dell'esibizione che si percepisce una più intensa partecipazione.

Durante il concerto mi sono commossa con conseguente perdita di voce: in questo periodo sono in carenza di soprani, quindi li sto aiutando e così un paio di volte è venuta meno. Quando nello sguardo di alcuni cantanti ho visto la loro stessa soddisfazione, ho dovuto trattenere le lacrime di gioia: e con loro si è trattenuta pure la voce.

Abbiamo eseguito anche pezzi impegnativi per cui era necessaria la massima concentrazione: così è stato. Nelle prove è più facile distrarsi ma domenica, nonostante il caldo, ho visto volti partecipi e attenti. Questo aspetto sprona a fare di più! All'interno della basilica abbiamo eseguito due pezzi sacri e anche lì le emozioni non sono mancate: non c'era il pubblico ma la grandezza del luogo che ci ha accolto con la sua spettacolare acustica. Alla fine delle esecuzioni dei rispettivi cori, abbiamo eseguito su richiesta di don Santo, il "Signore delle cime" e sono stata onorata che la Mª Buono abbia voluto che fossi io a dirigerla. 

Nella nostra corale non ci sono professionisti ma persone che amano il canto e che si impegnano nelle prove settimanali, nei concerti, nell'ascolto dell'altro".

Hanno concluso il concerto le parole di don Santo che, in rappresentanza di tutta la comunità benedettina, ha portato i saluti del P. Priore Dom Eugenio Gargiulo, ringraziato tutti gli artisti per le eccellenti esecuzioni e ricordato come la musica sia fonte di unione nel mondo.

Foto: Roberta Duranti
 

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