SOLENNE PROFESSIONE PERPETUA DI
DON TOMMASO NGANINDU MALITH BAMBARENDAGE E
DON PLACIDO RAFFAELE DI RONZA.
Celebrazione presieduta dal Commissario Pontificio
S.E. REV.MA
MONS. IGNAZIO SANNA
Omelia
Cari fratelli e sorelle,
Nella solenne cornice della celebrazione del mistero dell'Epifania del Signore, compiamo questa mattina il rito della professione dei voti perpetui di povertà obbedienza castità, con cui i nostri monaci don Tommaso Malith e don Placido Di Ronza sigillano la loro unione indissolubile con Cristo e la Chiesa nella Comunità Monastica dell'Abbazia Santa Maria di Farfa della Congregazione Benedettina Sublacense-Cassinese. Li accompagniamo con la preghiera, e invochiamo sulla loro persona la potenza dello Spirito, perché la colmi dei suoi doni di sapienza e santità.
La festa di oggi conclude la celebrazione del mistero della discesa di Dio sulla terra, ossia dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Questo evento, soprannaturale e storico allo stesso tempo, si è manifestato in prima istanza all'umile gente di Betlemme, cioè ai pastori e agli abitanti del piccolo villaggio della Giudea. Con l'Epifania, il medesimo evento viene manifestato a tutti i popoli della terra. Il profeta Isaia annuncia che tutte le genti saliranno a Gerusalemme, dove brillerà la gloria del Signore (Is 60, 1-6). L'apostolo Paolo scrive che tutti i Gentili sono chiamati a condividere la stessa eredità di Cristo e, che, quindi, non solo gli apostoli e i profeti sono dichiarati eredi della salvezza, bensì tutti i popoli della terra (Ef 3, 5-6). Infine, l'evangelista S. Matteo descrive il viaggio dei Magi, venuti ad adorare il re dal lontano Oriente. I Magi sono figure misteriose e simboliche, molto rilevanti per i messaggi spirituali che ispirano. Infatti, la loro visita alla grotta di Betlemme e la reazione del re Erode alla notizia dell'esistenza di un Messia esprimono, in qualche modo, il senso umano della ricerca vera e della ricerca falsa. Esiste, cioè, una ricerca vera dei Magi. che porta all'adorazione del Messia, ed una ricerca finta di Erode, che, invece, mira all'uccisione del Messia. Questi due atteggiamenti sono l'espressione massima dell'ambiguità che si annida nel cuore dell'uomo, fonte di azioni buone e di azioni cattive, scelte di vita e scelte di morte. Il racconto della visita dei Magi evoca anche il fenomeno umano del cammino della vita. C'è un cammino che si intraprende nel dubbio, nella fatica, nell'incertezza, ma che, guidato dalla stella celeste, conduce ad una meta. E c'è un cammino che si intraprende con false sicurezze, guidato dalle promesse ingannevoli, e si infrange contro la barriera dei limiti invalicabili.
Se teniamo conto, ora, della ricerca vera e della ricerca falsa, ci possiamo chiedere quale Gesù noi cerchiamo e quale Gesù noi abbiamo trovato nella nostra vita di fede. Ci siamo, per caso, costruito un Gesù a nostra misura? I registi ci hanno rappresentato in modo diverso la persona di Gesù, ora con i classici capelli biondi e occhi azzurri, difficilmente riscontrabili in un volto medio orientale, nella versione di Franco Zeffirelli; ora con la severità d'una voce che annuncia il Regno e minaccia il giudizio, nella versione di Pier Paolo Pasolini. Queste sono creazioni artistiche molto belle. Il Gesù del Vangelo e della storia, però, vissuto duemila anni fa, è colui che ha portato la croce, ha guarito i malati, ha perdonato i peccatori. Dobbiamo testimoniare l'esistenza di questo Gesù.
Il riconoscimento della vera identità di Gesù come Figlio di Dio fatto uomo è proprio delle persone umili: i peccatori, i pubblicani, le prostitute (Mt 21, 28.32), i malati, gli emarginati, insieme, ovviamente, alle persone oneste in cui non c'è falsità, come Natanaele (Gv 1, 43-51), e le persone nobili di spirito, come il centurione romano ai piedi della croce (Mt 27, 54). In ultima analisi, lo riconoscono e implorano il suo aiuto le persone che sentono il bisogno di essere salvate. Chi ritiene di essere autosufficiente e di essere capace di gestire da solo le vicende della propria vita non ha bisogno di un aiuto dall'alto. Pensa di salvarsi da solo. Purtroppo, spesso si ricorre a Gesù più con animo di superstizione che con spirito di fede, più per colmare una propria debolezza che per lodare la sua bontà e misericordia. Non tutte le ricerche di Gesù, quindi, sono autentiche. Anche Erode cercava di conoscere Gesù, ma per ucciderlo, non per adorarlo. Il profeta Isaia ci esorta ad una vera ricerca e a un vero riconoscimento, alzandoci e rivestendoci di luce, perché "la gloria del Signore brilla sopra di noi" (cfr. Is 60, 1-2).
La nostra civiltà cristiana rischia di scomparire per debolezza interna, prima ancora che per aggressione dal di fuori. Infatti, il bambino Gesù è minacciato dai rappresentanti del suo popolo, non da nemici esterni. Il nostro cristianesimo è stanco, sfiduciato, rassegnato. Dobbiamo portare l'entusiasmo dei convertiti, la gioia di chi ha trovato il senso della vita, la felicità di chi ha veramente incontrato il Signore. Se non vogliamo ridurre il nostro cristianesimo alla frequenza delle novene e delle feste popolari, dobbiamo vivere e annunciare il Vangelo di Gesù. Se lo viviamo, lo annunciamo in modo credibile. Se non lo viviamo, recitiamo la parte e inganniamo noi e gli altri. Il mondo ci chiede sincerità, convinzione; ci chiede di metterci la faccia. Se siamo sinceri e non finti cercatori di Dio, ci accorgiamo che Egli sta con noi. Anche il lunedì, non solo la domenica. Testimoniamolo, allora, ed annunciamolo la domenica e il lunedì, da gennaio a dicembre, in famiglia e in ufficio, in privato e in pubblico. Sempre.
Amen.











