Fara Music, Roberto Gatto: "A Farfa c'č tutto quello che ci deve essere e che rimane anche dopo!"

03/08/2022 | Fara Music, Roberto Gatto: "A Farfa c'č tutto quello che ci deve essere e che rimane anche dopo!"

Fara Music, Roberto Gatto: "A Farfa c'č tutto quello che ci deve essere e che rimane anche dopo!"

Si chiama Roberto Gatto e con la batteria si muove come un gatto sui tetti! Lo fa da sempre. Ha iniziato vestito da adolescente e continua a farlo tra chi oggi indossa i suoi giovani anni.
Lo fa come docente ma anche come musicista.
Non è un caso che nella sua band - Roberto Gatto "X-Overseas" - troviamo anche giovani ma già grandi talenti. Non è un caso incontrarlo nello spazio più intimo e raccolto del Fara Music, "into the garden", dove tanti talentuosi ragazzi stanno per fare la loro esibizione a conclusione delle masterclass che si sono svolte a Fara in Sabina e che lo stesso Roberto Gatto ha tenuto.

Maestro Gatto, questa sera salirà sul palco del Fara Music all'interno del borgo farfense. E' mai stato qui?
Si, lo scorso anno anche se non c'erano le masterclass. Nonostante la pandemia Enrico Moccia era riuscito a fare dei concerti nel periodo estivo e così ho conosciuto Farfa. Quest'anno replichiamo con un nuovo progetto. Con il Fara Music c'è un rapporto di vecchia data avendo partecipato anche alle prime edizioni ma ogni volta è diversa e un piacere!

Ha menzionato un nuovo progetto. Quale?
Mi riferisco alla nuova e inedita formazione che viaggia tra diversi generi di musica: jazz, elettronica, brasiliana, rock. Il gruppo l'ho messo insieme scegliendo musicisti anche molto giovani di altre nazionalità perché li ritengo assolutamente interessanti.
Parliamo del chitarrista olandese Reinier Baas e del bassista e compositore brasiliano Frederico Heliodoro. L'unico italiano, insieme a me, è Alfonso Santimone con cui ho già fatto altri importanti progetti. Anche loro sono stati docenti nelle masterclass che si sono tenute nei giorni scorsi a Fara in Sabina.

Cosa ne pensa delle nuove generazioni di musicisti?
Parto da me. Ho iniziato a suonare da giovanissimo. A sedici anni ho iniziato a girare e già a diciotto ero in Europa e poi in America con molti artisti internazionali. Una carriera intensa che continuo a portare avanti con determinazione e passione.
Questo per dire che amo trasmettere ai discenti questo spirito di scoperta. Per me i giovani sono un riferimento troppo importante. Ho sempre puntato su di loro anche per costruire i miei progetti e i miei gruppi. Sono abbastanza conosciuto per questo. Vado spesso nei locali dove suonano per osservarli e farmi un'idea. C'è un panorama davvero ricco.

Cosa consiglia ai ragazzi che studiano musi jazz?
Dopo lo studio dovrebbero frequentare queste manifestazioni e poi andare all'estero. Questa musica è ovunque, la possiamo trovare in tutte le maggiori città d'Europa.
Ma, e lo dico per esperienza personale, è molto importante fare qualche viaggio negli Stati Uniti e assimilare quello che succede lì. Vedo che lo stanno facendo in tanti e più di prima. Questo è un segnale positivo per la musica che poi andranno a suonare in posti meravigliosi come il borgo di Farfa.

A proposito di viaggi, grandi piazze e i nostri borghi. Chiedo anche a lei, che di strada ne ha fatta, qual è la differenza tra i grandi circuiti e quello più ridotto proposto a Farfa?
E' una dimensione giusta perché il jazz è una musica che non ha mai richiamato folle né deve farlo. Solo in certi casi sono nati ambienti e festival di grandi dimensioni diventate punti di aggregazione di massa. Questo è successo negli anni Settanta e a metà degli Ottanta però poi tutto è rientrato.
Penso che ritrovarsi in spazi più o meno a portata di mano è molto più bello, almeno per me, perché c'è un contato più diretto e vivo con le persone e, come nel caso di quest'anno, con gli studenti. Negli ambienti più grandi c'è più dispersione. Puoi anche stare su un palco con tanta gente ma se è seduta lontana e non la vedi non è mai troppo piacevole. Non amo suonare in grandi spazi.

Progetti futuri?
Il progetto che presenterò questa sera prevede un tour invernale e anche un disco. E poi continuerò a fare il mio lavoro di docente al Conservatorio dell'Aquila. Nel prossimo futuro dopo Il Fara Music andrò a Siena dove c'è un'altra bellissima realtà che esiste da 25 anni, il Siena Jazz, e alla quale partecipo sempre con grande entusiasmo! La fatica è tanta ma la passione vince sempre!

Quando andrà via cosa porterà con sé?
Farfa è un posto tranquillo, magico e spirituale. Lo senti quando arrivi e quando te ne vai. Poi si è respirato bene nonostante il caldo di questi giorni! E tutto questo vissuto in un clima familiare con i pranzi insieme e gli eventi serali. Insomma c'è tutto quello che ci deve essere e che rimane anche dopo!

Foto: Antonello Putignani

 

 

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