L'Abbazia di Farfa apre le porte agli studenti dell'Aldo Moro di Passo Corese / Intervista al Prof.

26/05/2022 | L'Abbazia di Farfa apre le porte agli studenti dell'Aldo Moro di Passo Corese / Intervista al Prof.

L'Abbazia di Farfa apre le porte agli studenti dell'Aldo Moro di Passo Corese / Intervista al Prof.

Gli studenti delle classi II, III e IV dell'Istituto Aldo Moro di Passo Corese arrivano anche all'Abbazia di Farfa per scoprire o riscoprire la storia del territorio sabino. "La memoria del nostro territorio" è il progetto messo in campo dall'Istituto per offrire ai ragazzi la possibilità di accrescere conoscenza, e quindi coscienza, del loro habitat per sviluppare uno sguardo volto alla crescita individuale e collettiva. Nella sala multimediale della biblioteca farfense gli alunni e i docenti, insieme col preside Giovanni Luca Barbonetti, sono stati accolti per ascoltare la lezione tenuta da uno dei massimi esperti della storia del territorio reatino, il professor Tersilio Leggio, che in modo semplice e chiaro ha fatto un excursus sulle dinamiche storiche e le trasformazioni socio-economiche e culturali riguardanti non solo l'Abbazia di Farfa ma anche i maggiori centri sabini, come il polo di Passo Corese. Una sala gremita, accesa dagli occhi curiosi e attenti degli studenti che con sorpresa hanno scoperto l'importanza del fiume Tevere che nel passato è stato il protagonista di una profonda mutazione antropologica e la bellezza di un luogo mistico come l'Abbazia che, in realtà, è poco distante dalle loro faccende quotidiane.
Come ha spiegato Mara Giuliani (docente di Religione e vicepreside) alla nostra redazione, si tratta di un progetto trasversale perché coinvolge diverse classi, dalle seconde alle quarte, e che nasce dopo un lungo periodo di restrizioni legate alla pandemia e quindi in un momento nel quale i ragazzi manifestano il loro bisogno di stare insieme e di riprendere i contatti con il mondo.
Nei giorni precedenti all'arrivo in Abbazia, espressione ancora viva di una storia millenaria, gli studenti hanno visitato Canneto, ricordato per l'eccidio del 1920, e Fara che ha aperto loro le porte del Museo archeologico e del Monastero delle Clarisse.
Le parole del prof. Leggio hanno offerto maggiori strumenti per capire cosa c'è dietro un muro ma anche acceso la curiosità di respirare arte, storia, bellezza. "Imparate ad essere critici" ha più volte ripetuto lo storico ai giovani volti. E qual è il luogo dove il pensiero impara a farsi delle domande? La Biblioteca, luogo ricco di scibile e nel quale si è concluso il viaggio conoscitivo ma dal quale le stesse docenti vogliono ripartire per insegnare ai loro studenti la ricerca bibliografica.
Dunque, un progetto che offre diversi spunti e che soprattutto vuol far capire ai giovani dove vivono attraverso la conoscenza del passato, in vista del loro futuro. Inoltre, l'Istituto Aldo Moro, essendo anche un Tecnologico, ha tutte le carte per unire la storia del territorio con la multimedialità.
Come ci ha anticipato la professoressa di Italiano e Storia, Serena Basilici, è in programma la realizzazione di un sito web interno alla scuola che permetterà di far conoscere a tutti la bellezza che è dietro l'angolo ma che troppo spesso si ignora. Ma non solo. Alla fine del viaggio, i giovani realizzeranno delle cartoline con le immagini dei momenti più significativi.
"Entusiasmo e partecipazione" due "ingredienti" che non è così facile trovare quando si fanno percorsi extracurricolari, quindi oltre l'orario scolastico. Un risultato che, come evidenziato dalla professoressa di Italiano e Storia Serena Stefani, spinge le insegnanti a riproporre il progetto nei prossimi anni anche al fine di far ottenere agli studenti i crediti CFU.
E l'Abbazia di Farfa aprirà sempre le porte agli studenti per dare loro la possibilità di toccare con mano ciò che sui libri sembra distante e lontano ma che in realtà è a pochi passi, in salita ma pochi!

Giovani e territorio, l'intervista al professor Tersilio Leggio

Conclusa la sua lezione agli studenti dell'Istituto Aldo Moro, il professore Tersilio Leggio, storico del medioevo, ha ancora gli occhi accesi e vitali. Sono gli occhi di chi sa ma non te lo fa pesare. Di chi ha trasformato il "peso" del sapere in un "penso" al di là di quel che so. Di chi conosce bene tutte le strade e ogni volta può cambiare tragitto per raggiungere la stessa meta. Di chi non ricordi per la sua monotonia.

Professor Leggio posso farle qualche domanda?
"No, no!" risponde con una smorfia accogliente

Professore, quanto è cambiato il rapporto dei giovani con la memoria?
Questo è un tema molto difficile da percepire nei suoi tratti essenziali perché oggi il cambiamento del rapporto con il nostro passato è diventato meno strutturato. Gli strumenti di comunicazione di massa hanno portato a una nuova sensibilità su altri tipi di temi quindi non c'è una riflessione sul percorso che è stato fatto per arrivare a quello che siamo oggi. Per questo dovremmo insegnare noi ai ragazzi a farlo nuovamente perché in questa maniera si possono rendere conto meglio di quella che è la situazione attuale e si possono rendere anche conto meglio dei problemi delle situazioni attuali e di cosa poter fare per migliorarle. Non esistono società perfette ma società più o meno perfette, sono tutte perfettibili e tutte devono essere adeguate alle nuove esigenze che stanno cambiando le società locali. Venti anni fa la struttura sociale era molto diversa da quella odierna. Oggi c'è una difficoltà a fare questo passaggio perché le fonti di informazione per i ragazzi sono moltissime e la gran parte non sono verificate o verificabili. Per questo ho insistito sul tema dell'imparare ad essere critici, cercare di capire. Esiste nei giovani l'ambizione, la spinta a conoscere solo che bisogna incanalarla perché altrimenti non c'è finalità, crescita e sviluppo. Possiamo paragonare il discorso a quello dell'acqua che è stata sempre un motore dell'energia del nostro passato ma doveva essere incanalata altrimenti l'acqua, come tale, non avrebbe mosso nulla. Non appena incanalata e indirizzata ci ha consentito di fare tanti passi avanti. Lo abbiamo visto con il Tevere che divenuto navigabile ci ha consentito di fare tante cose in relazione con Roma e con altre realtà del territorio. Quindi è chiaro che oggi il rapporto dei giovani con la memoria è un problema più difficile, probabilmente anche un po' più complesso però anche più stimolante.

In questo processo educativo che ruolo ha la tecnologia e come dovrebbe agire?
Oggi la tecnologia è uno strumento fondamentale e importantissimo perché si possono individuare tante cose in più che una volta non si potevano vedere né fare. Oggi siamo connessi con tutto il mondo. Online c'è una cospicua documentazione scientificamente seria di cui però è importante il vaglio e quindi la capacità di orientarsi e capire cosa cercare. Per questo motivo bisognerebbe fornire ai ragazzi gli strumenti e le chiavi di lettura cioè insegnare come fare una ricerca. Se si fa una semplice ricerca su Google escono fuori le peggiori schifezze. Per questo motivo, ribadisco, è opportuno insegnare agli studenti la metodologia che è alla base della ricerca su internet. Oggi è importantissimo il discorso sulla metodologia dell'utilizzo di questi strumenti altrimenti possono essere da una parte demoniaci, dall'altra angelici.

In questa trasformazione antro-sociologica, quanto ancora è educativa e formativa la ricerca bibliografica?
È fondamentale. Credo che si debba tornare comunque alla manualità dei testi nelle biblioteche perché sfogliare un libro è un'altra cosa rispetto alla lettura su uno schermo. Questo tipo di ricerca stimola il ragionamento e spinge a capire che su uno stesso problema ci sono mille differenti approcci sui quali è necessario riflettere per trovare quello giusto.

Una sua riflessione sul progetto "La memoria del nostro territorio" dell'Istituto Aldo Moro…
Va dato atto dell'importanza di questi progetti che sto cercando di sostenere. Finalmente i licei di Passo Corese hanno cominciato a fissare l'attenzione sul territorio e a capire quanto sia importante per i ragazzi incardinarli sul territorio. Stiamo facendo, per esempio, un progetto di formazione per i docenti del Liceo Rocci sulla storia del territorio. Stiamo facendo un ottimo lavoro con tutte le scuole e l'Aldo Moro ha già progettato per il prossimo anno di fare qualcosa di più complessivo ed evoluto. Tutto questo perché la conoscenza è l'elemento della liberazione delle persone dai vincoli che, altrimenti, generano disinformazione e quindi l'obnubilamento della libertà individuale. Se vogliamo andare verso questo passo dobbiamo dare gli strumenti per essere liberi e la libertà passa dalla conoscenza. Quando uno conosce è libero.

Essendo autore di numerosi saggi sull'Italia mediana, e in particolare su Rieti e sulla Sabina, ha uno "sguardo" che abbraccia tutto il territorio. Quanto è importante la conoscenza della storia per una cooperazione e crescita dei territori locali?
Questo tema passa inevitabilmente da un aspetto fondamentale: oggi abbiamo una storia che sembra appiattita e che risale al problema dell'unità d'Italia, su cui sono parzialmente critico su alcuni punti.
Quando hanno fatto le suddivisioni politico-amministrative le hanno fatte a livello più o meno geografico, non geo storico, per cui hanno separato realtà che avevano storie più comuni mettendole insieme ad altre che non avevano storie comuni. Ma tornando ad oggi, dobbiamo prendere atto di un altro aspetto e soprattutto trasmetterlo: imparare la diversità enorme che esiste sui territori, saper individuare le differenze e capire che la differenza è ricchezza. Profonda, assoluta ricchezza. Piuttosto che fare questa uniformità micidiale che chiude le menti e toglie loro la capacità di accettare l'altro. In tal modo non può esserci crescita né individuale e né collettiva. Questa è integrazione. È inutile predicare da sopra perché non può essere percepito. Se non seminiamo, il grano non cresce. Spesso vogliamo fare la raccolta senza averlo seminato. E' inutile che impostiamo dei temi senza capire come affrontare quel tema e cercare di farlo penetrare perché sia capito. E' inutile che facciamo norme e leggi contro questo o quello se non partiamo dal piccolo. Quando ero assessore provinciale ho cercato di promuovere la conoscenza del territorio anche attraverso corsi di formazione rivolti ai docenti per insegnare come si studia il territorio. Un progetto che anche adesso, pur essendo "fuori concorso", cerco di sostenere all'interno delle scuole perché ci ho sempre creduto".

 

 

Torna indietro | Tutti gli articoli