"Sulle note gregoriane…", pillole di storia con P. Matteo Ferraldeschi!

24/08/2022 | "Sulle note gregoriane…", pillole di storia con P. Matteo Ferraldeschi!

"Sulle note gregoriane…", pillole di storia con P. Matteo Ferraldeschi!

Padre Matteo Ferraldeschi - frate francescano minore, direttore della Corale Porziuncola e responsabile per la musica Sacra della Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Assisi – è, sin dalla prima edizione, il direttore del Corso Estivo di Canto Gregoriano "Gaudeamus in Domino" che da 10 anni ha preso il via nell'Abbazia farfense!

Oggi P. Matteo ci prende per mano e ci porta alle radici di un Canto la cui bellezza e sostanza non ha mai conosciuto i colpi del tempo.

"Partiamo dalla tradizione della Chiesa che ha sempre riconosciuto nel gregoriano lo statuto della preghiera cantata – spiega P Matteo -. Da sempre, per arrivare alla Costituzione Conciliare sulla Sacra liturgia - Sacrosanctum concilium – del Concilio Vaticano II, che al numero 116 recita: La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana perciò nelle azioni liturgiche a parità di condizioni gli si riservi il posto principale.

Il Concilio ha poi riconosciuto un posto preminente alla grande polifonia Palestriniana, aprendo ad altri generi: al canto popolare nelle lingue nazionali in vista di una più spontanea ed ampia partecipazione assembleare.

Tuttavia l'abito proprio, quello in cui la liturgia Romana si riconosce rimane il canto gregoriano, un cantico antichissimo, voce-suono che si fa preghiera. Perché?

Perché si è concordi, dal suo nascere fino al presente, nell'affermare e nel riconoscere che nessun'altro linguaggio musicale è riuscito ad interpretare e ad esprimere, in maniera tanto mirabile, il senso del testo sacro, e questa dovrebbe essere la caratteristica peculiare affinché un canto sacro - anche contemporaneo, possa dirsi liturgico, come il canto gregoriano.

Il linguaggio musicale gregoriano è un linguaggio esegetico perché riesce a far dire alla parola, alla frase, al periodo, al frammento della Scrittura Biblica ciò che effettivamente essa vuole comunicare, rendendolo -nel fluire melodico-verbale- percepibile, quasi plastico. Canto Gregoriano e liturgia sono sono un tutt'uno. Ciò significa che la musica nella liturgia non è mai un ornamento accessorio che serve semplicemente ad abbellire qualcosa: questo è il pensiero della Chiesa da sempre.

Stamattina don Manlio Sodi -esperto teologo e storico della liturgia- ci ha ricordato che nella liturgia ortodossa -anche attuale- è impensabile una mera recitazione dei testi sacri ed eucologici, ovvero una assenza del canto.

Questo era così anche per noi cattolici: gli stessi codici liturgico-musicali testimoniano che nell'antichità la liturgia era tutta cantata, finanche ad avere i toni per le letture bibliche ed evangeliche, proprio perché il canto è un'espressione che si sottrae al semplice linguaggio quotidiano comune, e che, attraverso l'elevazione e la modulazione della voce, tende come verso un piano superiore per incontrare Dio che a sua volta scende e si piega verso l'uomo.

Ma anche l'uomo è chiamato a compiere il suo tratto di strada verso il Signore e questo il Canto -nell'amplificante innalzamento melodico del testo sacro- lo simboleggia in maniera mirabile!"

 

 

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