Incontri con le famiglie interessate a seguire la Regola di S. Benedetto incontro del 7 febbraio 201

10/02/2010 | Incontri con le famiglie interessate a seguire la Regola di S. Benedetto incontro del 7 febbraio 201

Incontri con le famiglie interessate a seguire la Regola di S. Benedetto incontro del 7 febbraio 201

Relazione sulla giornata del 7 febbraio 2010

Dopo diversi contatti con gli interessati, finalmente si è stabilito di incominciare, con la prima domenica di febbraio, gli incontri in monastero delle famiglie interessate a seguire la Regola di S. Benedetto, anche se per questo primo incontro si prevedevano poche persone. Tutto però si è svolto bene.
Prima della messa conventuale delle ore 11,00 le persone invitate si sono riunite davanti alla chiesa.
Dopo la messa e una breve passeggiata al sole, i partecipanti si sono riuniti in biblioteca con D. Massimo per parlare dell’organizzazione della giornata. Alle ore 13,00 hanno partecipato insieme alla comunità alla recita di sesta e nona e poi si sono recati insieme a D. Massimo per il pranzo nel refettorio degli ospiti. All’inizio del pranzo, secondo una ritualità benedettina che si vorrebbe seguire sempre, si è incominciato con la preghiera comune e con la lettura del Vangelo. Due dei partecipanti sono stati incaricati del servizio e alla fine tutti hanno aiutato per riordinare la mensa.
Dopo pranzo i partecipanti insieme a D. Massimo si sono riuniti in biblioteca, dove si sono affrontati alcuni dei temi principali del progetto.
D. Massimo ha ricordato che uno degli scopi principali del progetto è di riportare la famiglia moderna a vivere nella propria casa, anziché disperdersi fuori. Ciò implica la disponibilità a impiegare molto più tempo nella cura dell’abitazione e nelle attività che vi si svolgono. Secondo lo spirito benedettino, questa cura e questa attività non solo non sono inferiori agli studi accademici e alle attività professionali, ma sono ad essi superiori, perché coinvolgono l’impegno di tutti se stessi nella fatica del lavoro manuale e del servizievole amore personale. Se infatti le attività domestiche si fanno con tutta la cura dettata dall’amore, in esse una persona può realizzare al meglio se stessa, umanamente e spiritualmente. Bisogna anche aggiungere che l’attività manuale, quando è guidata dall’intelligenza e dalla passione, oltre ad essere per certi aspetti migliore di quella mentale, è anche al fondamento di una vita mentale sana. Infatti la vita dell’intelligenza umana si nutre necessariamente di esperienza sensibile e di attività personale. Grave errore è dunque la valutazione esclusiva della formazione mentale scolastica e dell’attività professionale fuori casa. Le arti belle generalmente non sono nate dalla scuola, ma dal lavoro domestico e dell’officina paterna. Non c’è dunque nulla di sconveniente nel fatto che una laureata impieghi le proprie doti per abbellire la propria casa e per animare la vita della propria famiglia, anziché spendere le proprie energie in un lavoro professionale fuori casa.
Poste queste premesse, si è cercato di applicarle a due aspetti fondamentali della vita domestica: l’aspetto sacro e l’aspetto umano, il culto e la cultura.
Per quanto riguarda il primo aspetto, si è osservato che la preghiera negli ultimi decenni è stata gravemente mortificata, sia come costume familiare, sia come pratica personale, e ciò perché anche qui ha prevalso unilateralmente il suo aspetto mentale. L’uomo non è un angelo, e la sua missione è quella di dare forma visibile, nel mondo materiale, allo spirito. In ciò è adombrato il mistero specificamente cristiano dell’Incarnazione. Dunque la preghiera domestica implica la creazione di un “angolo cultuale”, non meno importante dell’ “angolo cottura”! Si tratta di realizzare con le mani di tutti i familiari una cosa bella. A questo proposito si può osservare che, di fronte ad un lavoro professionale spesso anonimo e meccanico, almeno in casa si dovrebbe fare con gioia e soddisfazione un lavoro creativo, espressione di se stessi. Dunque la preghiera ha bisogno, per essere bella e attraente per i piccoli e i grandi, di segni visibili artistici, come statue, quadri, fiori, candele, tovaglie, centrini etc. - qualcuno ha suggerito anche una “intronizzazione” della Bibbia, come fanno i mussulmani con il Corano. Tutto ciò non è affatto inutile e risponde pienamente alla tradizione bimillenaria del culto cristiano dell’oriente e dell’occidente.
Ma questo è solo l’inizio. La preghiera deve essere bella, oltre che per l’ambiente, anche per i testi utilizzati. Perché le nostre preghiere devono essere scialbe e ripetitive? Non sono i salmi il modello di ogni preghiera? E i salmi non sono sublimi poesie che commuovono il cuore? Dunque una scelta personalizzata di testi salmici e di testi poetici offerti da tutta la tradizione cristiana, antica e moderna, non dovrebbe venire ad arricchire la preghiera della famiglia e a renderla così entusiasmante per tutti?
Ma la poesia liturgica non è soltanto recitata, è anche scritta. Perché non imitare i nostri padri antichi e comporre con le proprie mani fascicoli manoscritti con scrittura artistica e con disegni ornamentali per le nostre preghiere? Non sarebbero così piccoli e grandi invogliati a pregare con molto più gusto?
La preghiera infine non è soltanto recitata e scritta, ma è anche cantata. Non sarebbe dunque auspicabile che in famiglia si coltivasse il canto per la preghiera, scegliendo le melodie più commoventi del repertorio antico e moderno?
Con questi mezzi la preghiera cesserebbe di essere un dovere noioso, e infine rifiutato, per le diverse età e diverrebbe uno dei momenti più emozionanti della giornata.
Venendo poi alla preghiera personale, non c’è dubbio che anch’essa si nutrirebbe delle suggestioni della preghiera liturgica. Come ciò avviene con la liturgia pubblica della Chiesa, allo stesso modo avverrà con le liturgie familiari.
Passando poi all’aspetto umano e alla cultura, si è sottolineata la necessità di formare l’intelligenza e il sentimento dei giovani - e degli adulti - attraverso quelle esperienze di lavoro creativo, di arte, di lettura che incidono profondamente sulla psiche e sull’inconscio degli uomini. Come si è detto, nell’uomo l’attività psichica è necessariamente legata all’esperienza sensibile e se questa è stravolta - come avviene oggi attraverso l’abuso dell’elettronica in tutte le sue forme - gli effetti sull’interiorità umana saranno devastanti. Bisogna dunque che almeno in famiglia si curino tutte quelle forme di esperienza e di attività che siano sanamente educative per la crescita umana. Vediamo di farne un elenco almeno approssimativo: 1. Il lavoro manuale creativo si estende dalla più semplice cura per l’ordine e l’igiene della casa, alla buona cucina, all’attività artigianale e artistica. Sono cose da coltivare per sviluppare la laboriosità, lo spirito di servizio, la precisione, la vittoria su se stessi, il dominio sugli strumenti di lavoro, il gusto di fare una cosa propria, la gioia di creare una cosa bella per la casa, per i propri cari, per fare un dono. 2. Lavorare così in casa, per la propria casa, per e con i propri cari rivaluta il tempo e l’impegno speso nell’ambiente domestico e rafforza i vincoli affettivi tra i congiunti. 3. Tra le arti ha un posto eminente la musica, vocale e strumentale, come formatrice di sentimenti e generatrice di energie inconsce, positive, se la musica ha vero valore estetico, negative se essa è deteriore, come purtroppo spessissimo avviene con l’attuale musica commerciale, di cui tanto si nutrono i giovani con l’ausilio dei moderni mezzi elettronici che li accompagnano giorno e notte quasi in ogni situazione. E’ chiaro che, nel caso diffusissimo di musica degenere e di un suo enorme abuso, gli effetti saranno devastanti. Per questo i genitori hanno l’obbligo morale di crearsi una vera competenza musicale, come cultura e come tecnica, vocale e strumentale. Si propone perciò di organizzare un’adeguata formazione, rivolta ad apprendere le necessarie tecniche e la conoscenza del vastissimo patrimonio della più bella musica vocale e strumentale, popolare e classica, antica e moderna. 3. Infine si segnala l’importanza della lettura, tanto della poesia quanto della prosa. La lettura - nel caso della poesia è evidente - per sua natura non dovrebbe essere individuale e mentale, ma vocale e pubblica, e anche adeguatamente espressiva. Così una volta le nonne raccontavano le fiabe ai nipotini. Il poeta T.S. Eliot ha sottolineato genialmente l’importanza grandissima della poesia e della lettura per l’elevazione dei sentimenti al di sopra della rozza brutalità. Oggi, quando i modelli poetici e letterari sono pochissimo frequentati fuori della scuola, sostituiti piuttosto da una sottocultura generalmente squallida se non apertamente immorale, e la lingua parlata si imbarbarisce sempre di più con espressioni triviali, quale sarebbe il ruolo di una rivitalizzazione della lettura familiare della migliore poesia e prosa antica e moderna!
Si è anche detto che tutte queste attività troverebbero il loro momento privilegiato negli incontri familiari serali, in cui, relegando ad un ruolo subordinato e saltuario la televisione ed escludendo le dissipatrici uscite notturne, spente le forti luci del giorno e gli affanni prosaici per i problemi immediati - effettivi o artificiosi - lo sguardo dell’anima si risveglia alla più alte finalità della vita: costume oggi quasi universalmente perduto, che però è urgente ristabilire nelle nostre famiglie.
Alcuni dei partecipanti sono dovuti ripartire con un certo anticipo. A quelli che sono rimasti fino alla fine sono stati proposti alcuni esempi di poesia e di musica da coltivare. Si è richiamato quanto scrisse Pietro Rebora a proposito del costume dei fidanzati di fare un pellegrinaggio a Verona alla casa di Giulietta: “Triste giorno quando non lo faranno più!” Perché ciò significa che il sentimento amoroso non sarà più elevato dalla sublime poesia di Shakespeare.
Si è così parlato della grande tradizione della poesia amorosa, fortemente influenzata dal cristianesimo, e di come essa una volta facesse parte del costume e influenzasse a sua volta i sentimenti dei popoli. Come esemplificazione di ciò si è parlato del “Mefistofele” di Arrigo Boito, in particolare della scena della prigione, e si sono proposte all’ascolto e alla visione dei presenti alcune scene de “La Sonnambula” di Bellini, in cui il sentimento amoroso viene espresso in modo sublime.
Come era previsto, con i Vespri si è conclusa la giornata. Tutti hanno mostrato apprezzamento per l’iniziativa, e si è deciso di ripeterla, orientativamente, la prima domenica di ogni mese.

 

 

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