di D. Massimo Lapponi
Il seminario per i giovani studenti nel 2012 si svolgerà dal 3 al 7 settembre. Si stanno contattando le scuole per invitare i ragazzi. Il seminario è aperto a tutti, giovani soprattutto, ma anche meno giovani. Fin da ora ci si può prenotare.
In seguito alla scarsa partecipazione al seminario per i giovani di quest'anno, si è deciso, per il prossimo seminario, di incominciare al più presto a prendere contatto con le scuole e di cercare di coinvolgere subito i ragazzi interessati. Sabato 19 novembre D. Massimo ha parlato ai ragazzi del Liceo Gregorio da Catino di Poggio Mirteto e mercoledì 30 novembre Paolo Lapponi e Claudio Torre hanno parlato ai ragazzi del Liceo Marco Terenzio Varrone di Rieti. Tra pochi giorni la presentazione verrà fatta anche al Liceo Lorenzo Rocci di Passo Corese. Riassumiamo qui di seguito il discorso di presentazione ai ragazzi.
La nostra iniziativa non ha né carattere scolastico, né carattere ecclesiastico. Noi non facciamo né lezioni, né interrogazioni, né catechismo. Non ci interessa chi o quando qualcuno ha scritto una poesia, né a quale corrente appartiene. Ci interessa che cosa dice al cuore di chi ascolta o legge un verso come:
Che fai tu luna in ciel, dimmi, che fai?
Naturalmente sapere chi lo ha scritto e tutto il resto sarà utilissimo per interiorizzare meglio la sua poesia, ma rimane il principio che la scuola deve essere al servizio della vita, non il contrario. Allo stesso modo, anche la religione deve essere al servizio della vita e non il contrario. Posso imparare a memoria un catechismo di qualsiasi religione, ma se quello che imparo non risponde al più profondo sentimento personale, serve a poco.
Quello che noi vogliamo, dunque, è condividere con voi la gioia di risvegliare il nostro più vero e personale sentire e capire. In particolare ci siamo posti il problema di "comprendere il proprio tempo". Che cosa significa "comprendere"? Comprendere si oppone a subire passivamente senza rendersi conto delle cose. Sappiamo bene quante cose il moderno mercato offre ai giovani: opportunità di viaggi, di divertimenti, di strumenti, di esperienze etc. ma sappiamo anche che dietro queste offerte ci sono tanti interessi commerciali e che non tutto ciò che ci si offre è buono per noi. Dunque per orientarci dobbiamo "comprendere", comprendere il nostro tempo, appunto. Ora noi più adulti abbiamo più esperienza di voi, e abbiamo l'esperienza di decenni cruciali, che hanno cambiato il mondo in una misura mai vista prima. Voi non potete sapere cosa è avvenuto, né avete un'idea di ciò che è mutato e di ciò che è andato perduto. Dunque un confronto con la nostra esperienza potrebbe essere prezioso per conoscere il mondo e per conoscersi meglio: infatti il presente non si può capire senza conoscerne le cause più remote.
Pensate che voi vi trovate in un'età preziosa della vostra vita, un'età in cui deciderete del vostro futuro. Le scelte che farete ora determineranno il vostro destino, sia che riguardino la vostra formazione umana e il vostro carattere, sia che riguardino le amicizie, l'amore, la professione, gli interessi più personali. Sbagliare ora significa compromettere tutto il vostro futuro. Come rimediare poi a una cattiva formazione umana, a un matrimonio sbagliato, a un inserimento infelice nel lavoro e nei rapporti umani? Dunque non credete a quanti vi dicono che l'adolescenza deve essere un periodo spensierato, in cui bisogna pensare soltanto a divertirsi, perché le preoccupazioni verranno in seguito, e se non ci si diverte ora… Anzi: proprio perché la vostra età è preziosa, perché in essa vi giocate il vostro avvenire, dovete essere meno spensierati e più coscienziosi che mai, e in questo crediamo che il nostro seminario possa essere per voi un prezioso stimolo.
Nel seminario precedente abbiamo parlato dell'identità, ed è stato osservato che l'identità umana non è qualche cosa di stabile, in quanto ad ogni momento siamo portati a rinnovarla con nuove esperienze. Questa novità costante si oppone all'idea che l'uomo ormai abbia esplorato tutto e conosciuto tutto. In realtà c'è un'infinità di cose da scoprire: i viaggi di scoperta non sono finiti, sia come viaggi di scoperta geografica e di diversi modi di vita, sia come viaggi interiori verso nuovi orizzonti dell'anima. Per questo abbiamo dato al seminario dell'anno prossimo il titolo: "Alla ricerca di una meta."
Cosa intendiamo con questo? Nello sviluppo della propria identità c'è un desiderio nascosto di qualche realtà o esperienza affascinante, che dia un senso nuovo a tutta la nostra esistenza. Questo desiderio a volte si precisa nell'aspirazione verso una meta da raggiungere, e spesso sono momenti particolari che orientano poi tutto il nostro futuro. Un celebre astronomo italiano, di cui non ricordo il nome, racconta che, quando era ragazzo, un giorno verso mezzogiorno all'improvviso tutto intorno a lui si fece buoi come se fosse piombata la notte. Rimase così sconvolto che corse via e pieno di paura chiese che cosa stesse accadendo. Lo rassicurarono dicendogli che era soltanto un eclissi di sole e gli spiegarono di che si trattava. L'emozione fu così forte ch egli decise di studiare astronomia. E così fece, tanto da diventare un grande astronomo.
Un altro esempio. Sapete chi era Orazio Nelson? E sapete perché divenne ammiraglio? Quando era giovane lesse il capitolo 27 degli Atti degli Apostoli, in cui l'autore racconta in modo mirabile il viaggio in nave di S. Paolo verso Roma e il naufragio all'isola di Malta. Il racconto lo affascinò a tal punto, che decise di abbracciare la vita di mare.
Ora dunque noi vorremmo chiedere a voi di scrutare voi stessi per trovare se dentro di voi c'è un'aspirazione profonda che possa determinare una meta importante per la vostra vita. Quelli di voi che aderire dovrebbero prepararsi a esprimere, con il mezzo che preferiscono, quell'aspirazione che hanno ritrovato in se stessi. Ci daremo poi appuntamento qui a una data da stabilire per ascoltare le vostre esperienze e per incominciare così, partendo da esse, a delineare un programma più preciso del seminario insieme a voi.
Presentazione dell'iniziativa: Nel 1909 il Vescovo di Rottenburg (Germania) Paul Wilhelm von Keppler (1852-1926) pubblicò un volumetto dal titolo Mehr Freude (Più gioia) che riscosse un grandissimo successo: ristampato fino al 1929 in 183.000 copie, fu tradotto in tredici lingue (trad. italiana Più gioia, Roma, 1911).
Totalmente dimenticato nei tragici decenni successivi, il volume appare oggi di grande attualità. Di là dal suo carattere confessionale, esso affronta un problema di universale interesse umano: il grande deficit di gioia nella società moderna, e in particolare nella gioventù e nell'infanzia. Sorretta da una forte ispirazione poetica, l'opera affronta problemi anche oggi molto sentiti, quali l'estraniamento dell'uomo dalla natura, la frammentazione del lavoro, la diffusione dell'alcoolismo, la crisi delle arti belle, la dimenticanza del canto popolare etc. Il seminario vorrebbe proporre ai liceali della provincia di Rieti una riflessione sui temi in questione partendo da una rilettura dell'opera del Keppler. Data poi l'area linguista di provenienza del volume, si vorrebbe favorire la partecipazione al seminario di studenti di lingua tedesca, coinvolgendo in particolare la Scuola Tedesca e la Scuola Svizzera di Roma. Ciò permetterebbe uno scambio culturale tra i giovani della nostra provincia e gli studenti europei di lingua germanica
Abbazia di Farfa, è il 6 settembre.
Un profumo sale dalla cucina, probabilmente è pronto il pranzo.
Un rumore familiare, il clangore delle chiavi nella porta della biblioteca. Odore di carta e di libri vecchi, tutti a raccontare una storia, qualcuno forse mai aperto, altri consumati da dita avide e sognatrici, tutti là, insieme, su quegli scaffali, a guardare una storia che si ripete, come abili e silenziosi giudici dalla saggezza secolare.
Passi e voci conosciute che rimbombano lungo il corridoio infinito dell'abbazia, lo stesso che di notte, quando si rimane svegli a parlottare, o sul balconcino semplicemente a guardare le stelle, quasi fa paura. La voce di Salvatore. Gli ultimi abbracci, i saluti. Poi più niente. Ognuno sale sulla propria macchina e resta solo col vuoto che gli si apre dentro. Come se mancasse l'aria, come se mancasse qualcosa.
In realtà è solo quel cieco, irrazionale bisogno di prolungare ancora il proprio soggiorno, perché nessuno sente il desiderio di abbandonare quest'oasi di pace, di benessere, di VITA VERA. Perché in fondo è così: un segno dentro te lo lascia questo seminario, ma uno di quei solchi forti, indelebili, incancellabili. Del resto ci sarà pure un motivo se questo è il suo quarto anno di vita e se per me è il secondo di partecipazione, no?
Dopotutto non c'è niente di meglio di un'esperienza come questa per fare "nuove conoscenze", dentro e fuori di noi...
Un luogo come l'abbazia di Farfa è proprio l'ideale per questo genere di iniziative: grandi spazi, odore di libertà, aria pulita, vita "rustica e spartana", e poi verdi, sconfinate, vertiginose distese di campi coltivati, orti, uliveti...tutto il necessario per stimolare corpo e spirito.
Così anche quest'anno l'avventura giunge al termine. Un'iniziativa iniziata ben 4 anni fa e volta a coinvolgere ragazzi di tutte le età, dai 16 anni in su. Si tratta di una sorta di "laboratorio di idee", dove i ragazzi, nell'ambiente dell'abbazia messo a disposizione per un soggiorno di circa quattro giorni, imparano a conoscersi, a rispettare orari, a vivere insieme e soprattutto a riflettere.
Gli argomenti di conversazione sono i più svariati, ma il filo conduttore è rappresentato da un perno centrale: quest'anno erano nel mirino Ivan Illich e John Ruskin, personalità che hanno ancora molto da dare ai ragazzi, offrendo soprattutto ampio terreno per riflessioni e spunti da cui partire per un dialogo costruttivo. Fondamentalmente si è scelto di fissare l'attenzione sui concetti di "decrescita" e di "convivialità" portati avanti dai due autori.
Dopo la timidezza iniziale il ghiaccio si è rotto, e noi ragazzi abbiamo cominciato ad intervenire in maniera rilassata alle lezioni portate avanti di volta in volta da diversi docenti. Questa è un'altra caratteristica direi molto positiva del seminario: non è mai proposto un unico punto di vista, ci sono docenti che espongono l'argomento guardandolo da diverse angolazioni, senza mai presentare una "verità assoluta", ma fornendo linee guida, orientando la conversazione e soprattutto stimolando i ragazzi a partecipare con interesse. Infatti abbiamo il biologo, Paolo Lapponi, il sociologo, Salvatore Abruzzese, la pedagogista, Tiziana Vergine, l'esperto in materia, Giannozzo Pucci, l'uomo di chiesa, Don Massimo Lapponi, e il professore di storia, Mario Pisanu: ognuno pronto a dare il proprio contributo per costruire i tasselli di un unico grande quadro, che viene fuori piano piano soprattutto grazie all'apporto dei ragazzi.
Così l'avventura è iniziata: dopo una calda accoglienza e una breve presentazione dell'argomento del seminario, grazie a Paolo Lapponi, fratello di Don Massimo e direi suo alter ego tanto che gli scambi di battute fra i due sono la parte più divertente delle conversazioni, abbiamo iniziato ad entrare nel vivo del discorso, imparando a conoscere meglio le due personalità di Ruskin e Illich. Ma la parte più piacevole della giornata, quella che ha rotto davvero il ghiaccio tra noi, è stata la preparazione di un "momento conviviale" ideato dalla professoressa Tiziana Vergine: siamo andati tutti in cucina e con i "pochi ma buoni" ingredienti messi a disposizione abbiamo preparato dei manicaretti gustosi e ci siamo occupati anche dell'abbellimento della tavola all'aperto, imparando così a lavorare insieme nel rispetto delle proprie competenze e attitudini.
Il giorno seguente si è continuato con il percorso, e abbiamo seguito un'accattivante lezione della professoressa Vergine, alla quale è seguita un'attività manuale frutto di un'attenta riflessione interiore, e coronata da una bella discussione di gruppo. Nel pomeriggio, proseguendo sulla stessa linea, sotto la guida del professor Mario Pisanu, si è riflettuto su alcuni testi tratti dalle opere dei due autori, e da qui si è partiti per dare il via a un laboratorio di idee alquanto stimolante, che ci ha permesso di dialogare, entrando nel vivo del dibattito, di argomenti che ci hanno toccato da vicino e che ci hanno coinvolto appieno.
E ancora, il 4 settembre è stata la volta di Don Massimo, la cui lezione è stata improntata soprattutto sulla critica all'educazione scolastica mossa da Ruskin e Illich, e ci è stato proposto un interessante parallelismo con San Benedetto: anche questo argomento ha stimolato di molto la discussione.
Nel pomeriggio è stata poi la volta dell'esperto nonché amico di Illich Giannozzo Pucci, ed è stato forse proprio questo il momento in cui il dibattito si è fatto più animato e vivo, forse perché gli argomenti toccati erano parecchio spinosi e incoraggianti.
Ma il seminario non è fatto solo di lezioni e discussioni, tanto che la sera del 2 settembre non solo abbiamo assistito all'esibizione del gruppo folcloristico "Città di Cures", ma è stato anche rappresentato il poemetto scritto nientemeno che da Don Massimo "La gemma splendidissima".
Così come la sera del 3 è stata inscenata la commedia musicale, anche questa scritta da Don Massimo, "Benedetta quella mano".
È arrivato poi il turno della consueta gita in provincia della domenica, grazie alla quale abbiamo potuto imparare molto sull'arte e la bellezza del paesaggio della nostra zona.
Purtroppo anche quest'anno il seminario è giunto al termine, non senza però le parole di congedo del professor Salvatore Abruzzese, che come sempre ha riscosso il successo del suo piccolo auditorio, stimolando così le riflessioni conclusive di questo percorso iniziato e finito all'insegna della convivialità e dello stare insieme. I saluti e le partenze sono sempre la parte più triste e "tragica" di queste esperienze, eppure chi se ne va lascia quest'oasi con qualcosa in più di quando era arrivato: perché il fare nuove amicizie, che ci si augura di poter coltivare in futuro come spesso negli anni passati è accaduto, il conoscere abitudini nuove, lo stare insieme, l'imparare a rispettarsi sempre e a mettere in piedi un dialogo costruttivo sono cose che ti rimangono nel cuore.
Così anche quest'anno, con grande malinconia ma anche tanta felicità, mi avvio verso la macchina che mi aspetta, voltandomi un'ultima volta indietro e facendo finta di scattare una foto ricordo da una macchina fotografica invisibile. È una foto che rimarrà nella memoria e nel cuore, al sicuro, pronta a venir fuori ogni volta che lo vorrò, perché anche questo seminario, già lo sento, mi è rimasto nel cuore, ed è proprio gioia, la stessa Gioia di cui si parlava l'anno scorso, a riempirmi l'animo ora. Questo è solo un arrivederci, perché l'anno prossimo si tornerà a volare sulle stesse ali di libertà e voglia di stare insieme che quest'anno ci hanno guidato, e io non aspetto altro che spiccare di nuovo il volo con gli "amici futuri" che sono sicura incontrerò. Arrivederci all'anno prossimo Farfa!
Rieti, 18/09/2010
Lisa Carbone - Liceo Classico "Marco Terenzio Varrone"
"Dal 1 al 4 Settembre non ero a casa...Ho soggiornato nell'Abbazia di Farfa per partecipare ad un seminario per giovani liceali...!!"
...Espressioni interrogative sulle facce dei miei amici interlocutori...
"Ah...come ti va...Ma che cosa fate?"
"Incontriamo docenti provenienti da vari ambiti disciplinari e facciamo lezioni su diversi argomenti che, però, ruotano tutti intorno ad un tema centrale proposto per il seminario....Quest'anno si è trattato del libro "Più Gioia": un testo, scritto da un vescovo tedesco, di cui ricorre il centenario della pubblicazione e che è stato riscoperto dall'organizzatore del seminario, Don Massimo".....
A questo punto alcuni miei amici sono ancora scettici ed io mi affretto a precisare che non si tratta affatto dell'esperienza noiosa che sembra, ma, allo stesso tempo è un po' difficile da spiegare...almeno per me, vista la grande ricchezza di pensieri che questo tipo di esperienza mi ha lasciato, e la quale ha scavato talmente in profondità da non riuscire talvolta a delimitarne i contorni.
Provo, perciò, a raccogliere le idee, pensando che, in effetti, soprattutto quest'anno (il secondo per me a Farfa), partecipare al seminario ha significato raccogliere una sfida, quella lanciata da Don Massimo ad alunni e docenti sottoponendo loro un testo ormai centenario dal titolo enfatico, di uno sconosciuto vescovo tedesco: Paul Wilhelm von KEPPLER.
Mi è parso di percepire, infatti, che la prima reazione di fronte a questo libro fosse di diffidenza, venata magari da qualche pregiudizio, perché come avrebbe potuto un personaggio così lontano ed appartenente ad un ambiente, quello religioso, così estraneo a molti di noi, parlare alla nostra vita?
Ma l'esperienza del seminario riserva sempre delle piccole grandi sorprese e rende possibili cose imprevedibili...!
Si è iniziato dunque, nella sera del 31 Agosto, con un'attività manuale, elaborata a seguito di una meditazione individuale, su degli spunti proposti dalla prof.ssa Tiziana Sandro, pedagogista, la quale invita solitamente gli studenti, nella serata di apertura del seminario, ad un approccio molto personale al tema del seminario stesso. Operazione non facile, devo ammettere, almeno da parte mia, poiché richiede di mettersi in ascolto di quella interiorità che molto spesso viene schiacciata dal ritmo martellante della vita quotidiana, e di mostrarne un piccolo pezzo a persone che alla prima sera sono in gran parte sconosciute. In alcuni casi questa attività lascia noi ragazzi perplessi e un po' a disagio forse, ma punzecchia altresì una parte di noi spesso intorpidita, e sollecita a fare un passo indietro rispetto al nostro status quo di ragazzi in uscita dall'adolescenza.
Nella mattina seguente, comunque, proseguendo in piccoli gruppi con la seconda parte dell'attività della prof.ssa Sandro, cominciano a spuntare i primi interrogativi dalla nostra interiorità, che scossa dalle sollecitazioni, inizia a guardarsi intorno.
E basta che arrivi il pomeriggio, in cui, dopo esser stati rifocillati dalla gentile e brava cuoca dell'Abbazia e da un paio d'ore di riposo, il prof. Paolo Lapponi, biologo nonché fratello antipode di Don Massimo, ci fornisca un approccio "più laico e più recente al tema del seminario", perché gli interrogativi aperti si moltiplichino e diventino sempre più profondi e definiti. Riprendendo una frase di un nostro ispirato compagno direi che il seme del seminario è stato ormai seminato....
Superata la timidezza iniziale, cominciano, allora, a levarsi le prime mani che chiedono la parola: le prime battute di un dialogo e di un confronto che, alimentato dall'entusiasmo intellettuale dei nostri docenti, porta il dibattito anche fuori dall'aula e addirittura in mensa durante i pasti.
Una delle cose, infatti, che rendono questi seminari esperienze uniche ed estremamente stimolanti, è la possibilità di condividere con i docenti, Don Massimo incluso, ogni momento della giornata: non soltanto le lezioni alle quali assistono sempre in più di uno, ma anche i momenti di svago o le uscite nel territorio organizzati entrambi con molto impegno e scrupolosità.
Inseriti nella ricca offerta del nostro seminario quest'anno, abbiamo potuto assistere, per l'appunto, nella sera del 1 Settembre ad un concerto nella Sala Schuster della Corale "Armando Antonelli" di Matelica (MC), che ha rappresentato in due date (di cui la prima a Montebuono), l'opera "Violetta" scritta dallo stesso Don Massimo, pensate!;e Giovedì 3 Settembre, dopo che nella mattinata il ricercatore e fotografo Giancarlo Cammerini, il quale ha raccolto anch'egli la sfida di Don Massimo e partendo dalla gioia della natura di cui parla il Keppler, ci ha fornito una speciale lente di ingrandimento sulla natura della provincia reatina grazie alle sue splendide fotografie, in seguito nel pomeriggio siamo stati accompagnati fuori dall'Abbazia alla riscoperta di Bocchignano, guidati dalla dott.ssa Elena Onori, storica dell'arte, per poi concludere la giornata con una bella cena all'aria aperta nel cuore della campagna, ospiti insieme a molte altre persone del prof. Paolo Lapponi, per poter ascoltare le storie che il prof. Franco Piperno, fisico, intreccia piacevolmente alle sue spiegazioni della volta stellata.
Ma la vera sorpresa ci è stata regalata Mercoledì 2 Settembre...
Al secondo giorno pieno di seminario, abbiamo, infatti, avuto il piacere di conoscere la dott.ssa austriaca Karin Marin, esperta in storia e teologia, che ci ha presentato, contestualizzandola competentemente, la figura dell'autore di questo libro "Più Gioia", con il quale cominciavamo ormai a prendere confidenza e che qualcuno di noi iniziava a sfogliare incuriosito. Ancora una volta, dietro l'invito della dott.ssa Karin, abbiamo riflettuto insieme in piccoli gruppi per poi far confluire i nostri pensieri nel dibattito che non ha tardato a riaccendersi nella sala degli audiovisivi, punto di ritrovo comune e luogo delle nostre informali lezioni.
Nel pomeriggio,invece, abbiamo ritrovato con molto piacere una nostra conoscenza dello scorso anno, come lo erano anche altri docenti: il prof. Stefano Laffi, economista e sociologo direttamente da Milano, che non solo ci parlato in modo innovativo di un argomento molto delicato ed importante quale l'etica sessuale, spiegandoci il testo in merito dello scrittore e pedagogista F.W. Foerster, cioè una delle principali fonti del Keppler, ma ci ha fornito, se così mi è concesso dire, insieme alla sua compagna la dott.ssa in Filosofia Eva, l'esempio concreto di una delle più grandi gioie che si possano scoprire e vivere quotidianamente nella vita: quella di giurarsi amore eterno di fronte a Dio! Come una ragazza ha giustamente osservato durante la festa serale organizzata benissimo dai nostri compagni del liceo scientifico di Poggio Mirteto: questo seminario ha trovato davvero un perfetto coronamento!
A ciò mi sento in dovere di aggiungere che i nostri docenti, tra i quali c'erano anche i prof. Angelo Silvestri, filosofo, ed il vulcanico prof. Mario Pisanu, letterato, che sono stati sempre presenti e disposti al dialogo con noi ragazzi pur non tenendo lezioni frontali, hanno saputo tenere le fila di una macrodiscussione che si è protratta per giorni con competenza, grande onestà intellettuale ed umanità; anzi vorrei ribadire proprio humanitas, perché ciò che ci siamo ritrovati a cercare insieme in tutte le nostre discussioni è stato proprio di rimettere al centro della nostra attenzione la persona umana in quanto tale e che, quindi, ha un inalienabile diritto alla Gioia.
Perciò la conclusione del nostro seminario, che è allo stesso tempo un trampolino di lancio, ci è stata fornita magistralmente dal prof. Salvatore Abbruzzese, sociologo, il quale ha augurato a noi e a sé stesso di fuggire ogni tentazione del pregiudizio poiché "un pregiudizio è un incontro che non ci si è creati" e perciò un possibile appuntamento mancato con la Gioia.
Bordi Giulia - Liceo Classico "Lorenzo Rocci"
L'Abbazia di Farfa
La "Regola" oggi
Liturgia del giorno
Oltre L'Abbazia