Congregazione Cassinese

STORIA della CONGREGAZIONE CASSINESE

La Congregazione Cassinese dell'Ordine di San Benedetto ebbe origine dall'intensa azione restauratrice di Ludovico Barbo, da papa Gregorio XII nominato il 20 dicembre 1408 abate del monastero di Santa Giustina di Padova, che divenne culla della grande riforma benedettina in Italia. Quando il Barbo ne prese possesso, l'abbazia era quasi spopolata di monaci e versava in tristissime condizioni materiali. Egli allora diede origine ad una confederazione di monasteri attraverso la quale cercò di riportare in essi la vita claustrale regolare, risollevando le sorti della disciplina spirituale e dell'economica. Ristabilì una vera osservanza della Regola di S. Benedetto, decaduta per lo scisma d'Occidente e per la diffusione della commenda, la quale aveva colpito in special modo i monasteri benedettini, in quanto particolarmente dotati di possedimenti e di rendite.

Vi fu una fioritura di vocazioni, tanto che nel 1437 la Congregazione comprendeva già 18 monasteri, con circa 300 monaci, ai quali si aggregarono pure monasteri già costituiti e di antiche origini, che nel movimento monastico riformato di Santa Giustina trovarono la loro occasione di rinascita.

La Congregazione, chiamata in origine de Unitate, fu approvata dal papa Martino V il 1o gennaio 1419 con la bolla Ineffabilis summi providentia Patris. Nel Capitolo Generale del 1434, come già nel 1433, fu stabilita la denominazione Congregatio monachorum de observantia S. Justinae, vel Congregatio Unitatis. Papa Eugenio IV confermò l'uso dei due nomi, mentre nel 1504, in occasione dell'annessione di Montecassino, fu assunto il nome di Congregazione Cassinese, tuttora mantenuto. Tra le numerose abbazie, nel 1567 ne entrò a far parte anche quella di Farfa.

Nel 1604 la Congregazione Cassinese era piena di debiti, sì che alcuni monasteri, per la cattiva gestione degli affari ed anche per la gran quantità di denaro chiesta dai Sommi Pontefici per la guerra contro i Turchi, andarono in rovina. Gli affari erano stati lasciati in mano ai laici, affinché i monaci, per la maggior parte del tempo, potessero dedicarsi allo studio e alla preghiera. Nel corso del Settecento numerosi monasteri vennero soppressi da parte dei governi del tempo, per incamerarne le rendite, ma i danni più gravi vennero in conseguenza della Rivoluzione Francese. La soppressione napoleonica delle corporazioni religiose e successivamente quella italiana provocarono la chiusura di gran parte di essi. Papa Pio IX con fatica cercò di restaurare i monasteri e moltissimi ne richiamò all'osservanza monastica. Nel 1851, per mandato delle Sede Apostolica, l'abate Pietro Casaretto di Subiaco e Presidente della Congregazione Cassinese, animato da propositi di riforma e di ritorno alle origini, eresse una provincia speciale che fu chiamata Sublacense, la quale dette poi origine alla Congregazione di tale nome, approvata dalla Santa Sede nel 1867. In quella Cassinese sono rimasti numerosi monasteri, tra cui le abbazie territoriali di Montecassino e di Cava e l'abbazia di Santa Maria di Farfa in Sabina.

Dopo il Concilio Vaticano II, in applicazione della riforma della vita religiosa da esso promossa, la Congregazione ha elaborato le nuove Costituzioni, alle quali hanno dato un notevole contributo anche i Capitoli Generali celebrati a Farfa.

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